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17 Dec

Survival of the dead: Romero non convince più

dgmag - 9 settembre 2009
9 settembre 2009
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George A. Romero è uno di quei registi che ha fatto la storia del cinema internazionale e anche se i suoi film sono destinati ad un pubblico particolare, non si può certo dire che la sua figura non rimanga incisa negli annuari del cinema.

Così la sua presenza a Venezia con Survival of the dead non lascia interdetti ma a lasciare interdetto è il film che, come al solito, racconta di zombie e lo fa dando ampio sfogo a ciò che di peggio possa esistere.

Survival of the dead è il sequel di Diary e vi ritroviamo anche gli stessi personaggi: la storia è ambientata su un’isola al largo della costa dell’America settentrionale dove gli abitanti sono costretti a combattere un’epidemia di zombie mentre cercano una cura per far tornare i non morti allo stato umano.

A guidare la resistenza contro gli zombie il soldato Nicotine Crocket (Alan Van Sprang) e un gruppo di militari.

Se la storia è questa e come al solito Romero la condisce con elementi di politica ben noti, stupisce quanto in realtà il genere horror si perda e si conceda troppo al western e soprattutto al banalismo più completo.

Zombie che fuoriescono senza ragione, personaggi tratteggiati in maniera superficiale quasi fossero protagonisti di un videogame per raccontare la perdita di senso della civiltà di oggi, la mancanza di valori e soprattutto l’impossibilità per l’uomo di vivere senza far del male al suo simile.

Fortissima la critica politica al mondo capitalista moderno ma troppo poco incisiva l’impostazione di Survival of the dead che tra l’altro fallisce commettendo clamorosi errori: come può, in una società morta, funzionare Internet? E in che modo sopravvivono i soldati visto che non ci è mai dato saperlo?

Un po’ Lost, un po’ Sergio Leone, un po’ Zombie: un po’ di tutto che non riesce a fare cassa.

Romero cade vittima di sè stesso e dei suoi stessi clichè e continua a riproporre lo stesso modo di fare cinema di 40 anni che ad oggi va del tutto modificato: o, almeno, non scimmiottato nel ricordo dei bei tempi che furono.

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