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18 Dec

The Informant, recensione e trailer

dgmag - 16 settembre 2009
16 settembre 2009
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E’ stato presentato fuori concorso a Venezia e uscirà il 18 settembre The Informant, il nuovo film di Steven Soderbergh con un eccezionale Matt Damon.

Tratto dalla storia vera dell’informatore situato al più alto livello dell’industria nella storia americana, The Informant racconta del dirigente Mark Whitacre (Matt Damon) che improvvisamente decide di rivelare all’FBI le attività illegali della compagnia per la quale lavora, la Archer Daniels Midland, come l’accordo sui prezzi, convinto che sarà acclamato come un eroe dall’uomo della strada e considerato meritevole di una promozione.

Ma prima che tutto questo possa succedere siccome l’FBI ha bisogno di prove, deve indossare un microfono e nascondere un registratore nella valigetta. Whitacre accetta con entusiasmo e inizia a sentirsi una specie di agente segreto.

Sfortunatamente per l’FBI, il loro testimone chiave non se la cava poi così bene: le relazioni di Whitacre cambiano sempre e questo è frustrante per gli agenti (Scott Bakula e Joel McHale) e mette a rischio l’indagine sull’azienda perché è quasi impossibile decifrare ciò che è vero e ciò che invece è il prodotto della fervida fantasia di Whitacre.

Se la storia è reale e la trama interessante e complicata, il perfetto risultato di The Informant è quello per cui la pellicola fa ridere; si ride sulla parodia, si ride sulla tragedia ma si ride nella consapevolezza che, come dice l’irriconoscibile Matt Damon, "tutti in questo Paese sono vittima delle grandi corporation, prima ancora che abbiano finito di fare colazione".

Non a caso Steven Soderbergh ha dichiarato: "più conoscevo la storia, più mi piaceva ma sapevo che c’erano tante pellicole serie su argomenti simili, girate da grandi autori. E così ho capito che per fare qualcosa di diverso dovevo usare il registro dell’ironia"

Un’elogio della menzogna ragionata, dunque, che in The Informant diventa pretesto per raccontare la realtà smitizzandola perchè, continua il regista, "se dicessimo sempre e solo la verità sarebbe un disastro, prima o poi qualcuno ci ucciderebbe. Il problema semmai è quando si passa alle bugie di livello superiore: come quando nella corsa agli armamenti si arriva alle armi di distruzioni di massa".

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