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14 Dec

The Last Station con Helen Mirren, la recensione

18 ottobre 2009
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Diretto da Michael Hoffman e interpretato da Helen Mirren, Christopher Plummer e James McAvoy è approdato al Festival del cinema di Roma The Last Station, pellicola in costume adattamento dell’omonimo romanzo di Jay Parini.

Dopo quasi cinquant’anni di matrimonio, la Contessa Sofia (Helen Mirren), devota moglie di Lev Tolstoj (Christopher Plummer), scopre improvvisamente che tutto il suo mondo va gambe all’aria.

In nome della sua nuova religione utopica e delle sue idee anarco-cristiane, il grande romanziere russo ha rinunciato al titolo nobiliare e alle sue proprietà per diventare povero, vegetariano e celibee potrebbe inoltre essere stato convinto da Chertkov, il suo discepolo, a lasciare i diritti dei suoi iconici racconti al popolo russo anziché alla famiglia.

Con ogni stratagemma, la donna lotta ferocemente contro la comunità libertaria che si è installata in casa sua per quel che ritiene le appartenga. Allontanata da Tolstoj riuscirà a rivederlo solo in punto di morte, nell’ultima stazione.

Nonostante la sola idea di questo tipo di cinema possa apparire pesante, The Last Station di Michael Hoffman è tutt’altro che un film pesante che racconta la storia di un uomo, scrittore, pesante; The Last Station è una storia d’amore d’altri tempi, è la storia di una donna rimasta sola che cerca di comprendere l’amore per l’uomo perduto entro i suoi spazi, appropriandosi di sensazioni ed emozioni personali ed intimistiche.

Per questo la prestazione di Helen Mirren è semplicemente esaltante: il film di per sè scorre lento, apparentemente senza svolte ma pieno di equilibri che mutano continuamente e che dunque possono spiazzare.

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