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18 Dec

‘The Zero Theorem’: torna il futuro visionario di Terry Gilliam

LaRedazione - 3 settembre 2013
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3 settembre 2013
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Torna il futuro visionario di Terry Gilliam: ‘The Zero Theorem’, il nuovo film dell’ex Monty Python, divenuto negli anni un apprezzatissimo regista, sbarca a Venezia e promette di essere una delle opere più attese non solo della settantesima edizione della Mostra del Cinema al Lido, ma anche della stagione cinematografica autunnale che sta per iniziare. Nonostante l’ambientazione a tratti fantascientifica ed ipertecnologica in un futuro alienante, ‘The Zero Theorem’ è un film realizzato a basso costo, addirittura utilizzando soltanto il trentatré per cento del budget previsto nel momento in cui il film è stato ideato.

Terry Gilliam una volta arrivato a Venezia ha scherzato sul clima di austerità nel quale è stato realizzato il film, girato a Bucarest in un set il meno costoso possibile, ed acquistando i costumi in un mercato all’ingrosso cinese, con gli attori costretti ad indossare tessuti sintetici che tenevano caldissimo. Un modo per amplificare il tema soffocante del film: dopo ‘Brazil’ e ‘L’esercito delle dodici scimmie’, Gilliam torna a parlare di un futuro che fa paura, in cui la tecnologia controlla praticamente ogni cosa, nel quale il virtuale si mescola alla realtà, tanto da non sapere più distinguere le due dimensioni.

Nella fattispecie è quello che succede al protagonista Cristoph Waltz, che vive isolato dal mondo ben attento a non provare sentimenti. La ragione che lo porterà a desiderare di nuovo un contatto con la realtà sarà la stessa che dal mondo reale lo aveva allontanato, ovvero l’amore: l’incontro con una prostituta del mondo virtuale lo illuderà, ma l’impatto con la verità, come al solito, sarà scomodo e deludente. Secondo Gilliam il pessimismo che traspare dal film è sicuramente in parte quello dei nostri tempi, una metafora dell’impatto che internet ha avuto sulle vite delle persone di tutto il mondo.

Come tutte le cose, anche l’uso della tecnologia può essere veicolato nel bene o nel male, ed infatti la rete può servire sia ad avvicinare la gente, come avvenuto con gli accadimenti della cosiddetta Primavera Araba, ma anche ad imporre modelli irreali nella società. La forza dell’amore viene poi messa in primo piano nel film, un sentimento che può rappresentare l’unica spinta per l’umanità per avere sempre voglia di cose reali e sfuggire all’alienazione, ma che allo stesso tempo può causare delusioni talmente cocenti da causare la voglia stessa di scappare dal mondo che ci circonda. Un film ambizioso per il quale Gilliam non ha anticipato il finale prima della proiezione al Lido, col regista che si è detto ansioso dei pareri e dei commenti che potrà raccogliere dopo che tutti avranno visto la pellicola.

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