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18 Dec

Torino GLBT Film Festival, il programma

dgmag - 8 aprile 2010
8 aprile 2010
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Si terrà dal 15 al 22 aprile prossimi il Torino GLBT Film Festival, festival dedicato al cinema gay e lesbo che quest’anno celebra i 25 anni con una madrina d’eccezione: Claudia Cardinale.

La Cardinale presenterà Le Fil del tunisino Mehdi Ben Attia in cui interpreta Sara, una madreche accoglie nella sua villa di Hammamet il figlio Malik (Antonin Stahly), tornato in Tunisia dopo aver studiato a Parigi. Malik si innamora di Bilal (Salim Kechiouche) e Sara dovrà fare i conti con questa nuova realtà: in fondo, ai suoi tempi, anche lei, d’origine francese, aveva destato scandalo sposando un arabo (Lotfi Dziri).

Il premio Dorian Gray sarà consegnato a James Ivory, presente al Festival anche con
il suo ultimo film The City of Your Final Destination tratto dall’omonimo libro di Peter Cameron; Ivory sarà premiato per via della "sua sensibilità. […] Le atmosfere rarefatte delle impareggiabili traduzioni cinematografiche di romanzi “classici” (Henry James, E. M. Forster…) e moderni, la fascinazione per il magnifico dualismo tra mente e corpo che agita i suoi eroi e, soprattutto, le sue eroine, il melting pot, antropologico, sessuale e geografico di cui sono intrise le messe in scena, la condizione d’estraneità e, allo stesso tempo, il desiderio di appartenenza che agitano i personaggi, perennemente combattuti tra confronto e antagonismo".

Come ogni anno il Festival propone tre sezioni competitive (concorso lungometraggi, concorso documentari, concorso cortometraggi), sottoposte al giudizio di tre giurie internazionali composte, oltre che da Peter Cameron, Ivan Cotroneo ed Eytan Fox, da Patricia Rozema e Cesare Petrillo per i lunghi, da Giovanni Anversa, Maria Beatty e Massimo Fusillo per i Doc, da Massimo Fenati, Zvonimir Dobrovic e Roberto Cuzzillo per i corti. Ci saranno, come da tradizione, anche i premi attribuiti dal pubblico.

Sono 175 i film, tra lungometraggi, cortometraggi e documentari in Concorso, omaggi (Open Eyes), Midnight Madness, Retrospettiva e Binari, la nuova sezione che racchiude un gran numero di opere fuori concorso. Circa 30 le nazioni presenti, una vera e propria olimpiade del cinema gay. A fare la parte del leone, escludendo dal conteggio “i film che ci hanno cambiato la vita” e gli omaggi, sono naturalmente gli Stati Uniti con 32 titoli (ma nessuno
nel concorso lunghi). Tra gli europei spiccano la Spagna e la Francia, rispettivamente con 13 e 11 film, mentre gli italiani sono 7 (ma solo uno gareggia per un premio nella competizione che riguarda i corti, La capretta di Chagall).

Per festeggiare il suo anniversario, il Festival presenta una retrospettiva dal titolo: “I venticinque film che ci hanno cambiato la vita”. Venticinque evocative suggestioni scelte tra le tante pellicole presentate al Festival nel corso di questi anni, una sorta di glossario delle emozioni più forti vissute insieme.

Fra i temi in evidenza in questa edizione oltre al già citato tormentato, intenso e a, a volte, morboso rapporto tra madri (e padri) e figli omosessuali; la bisessualità, non vissuta più come indecisione ma come scelta, ora che si parla sempre più di intersex, ossia della “fluidità” di genere; e, in una società sempre più invecchiata e consapevole, i problemi dei gay anziani.

Accanto alle abituali sezioni in concorso e fuori concorso tre gli Open Eyes, ossia gli omaggi. Quest’anno dedicati a tre icone del cinema altro: Maria Beatty, filmaker newyorkese sperimentale che indaga i territori dell’erotismo lesbico, figura di culto della scena fetish internazionale; fra i film che presenterà l’ultimo lavoro, Bandaged, coprodotta da Abel Ferrara; Patricia Rozema che ha diretto Ho sentito le sirene cantare e When Night Is Falling, pietre miliari della cinematografia femminista e lesbica; Holly Woodlawn, attrice, cantante, transgender e performer portoricana cresciuta artisticamente nella Factory di Andy Warhol: fu a lei che Lou Reed si riferiva nel celebre brano, Walk on the Wild Side.

Spazio anche alla televisione e al web, con la presentazione di alcune tra le serie Tv più apprezzate tra cui l’acclamata The Line of Beauty di Sul Dibb, tratta dal romanzo di Alan Hollinghurst e vincitrice del prestigioso Booker Prize, ambientata nell’Inghilterra della Thatcher; il nuovissimo Mary Lou, il musical camp girato per la televisione israeliana da Eytan Fox e la serie americana all lesbian per il web We Have to Stop Now di Robyn Dettman.

Informazioni più dettagliate su eventi e biglietti sul sito ufficiale del Festival a questo indirizzo.

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