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11 Dec

Valeria Golino neo regista di ‘Miele’: il suicidio assistito che non ti aspetti

2 maggio 2013
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La Golino non ha scelto proprio una strada facile! Dopo essersi dedicata a lungo ai cortometraggi, decide di rimettersi dietro la macchina da presa e stavolta lo fa con un film vero e proprio! "Miele" è il titolo del film, ma anche il nome in codice della protagonista trentenne Irene, interpretata dall’attrice Jasmine Trinca.

Un film duro, che affronta il tema del suicidio assistito e la vita parallela della protagonista: Irene svolge un ruolo inconsueto per una “volontaria”; aiuta, infatti, i pazienti a morire, chiedendo prima se si è veramente decisi. Poi, però, per togliersi la morte di dosso vive rapporti sessuali fugaci e allenamenti fisici sfiancanti. Il suo lavoro illegale la convince fino all’incontro con l’anziano ingegnere Grimaldi interpretato da Carlo Cecchi, ma non vogliamo svelare nessun altarino!

Il film è nelle sale dal primo maggio, e al contrario della dolcezza che potrebbe ispirare il titolo affronta il tema dell'eutanasia che tanto divide il mondo! La Golino a TGcom afferma: “Il film non è contro, nè a favore del suicidio assistito, non prende una posizione decisiva anche se, personalmente, credo che ogni persona possa decidere per il suo corpo".

Sappiamo che ad ispirarla è stato un libro: “ A nome tuo”, scritto da Mauro Covacich che ha colpito talmente tanto la regista da farle decidere di trasformarlo in un film. Valeria, in questa ardua impresa, non è stata lasciata sola dal suo compagno Riccardo Scamarcio, che partecipa come coproduttore alla realizzazione del film con il supporto di Viola Prestieri.

La bravura di questa neo regista è stata quella di affrontare senza alcun giudizio il tema dell’eutanasia: la protagonista Irene è un mix tra convinzione, e senso di sporco per una cosa di fatto illegale che, però, le fa guadagnare dei soldi. Come  direbbe la stessa attrice che la interpreta: “Irene è una ragazza che brucia: brucia di movimento, di sessualità, di rapporti non approfonditi”.

Una guida fondamentale del film è proprio la colonna sonora: la musica che ascoltiamo è quella che sentono gli stessi protagonisti dal loro iPod, dallo stereo della macchina, le ultime richieste musicale prima di morire, etc. Sono le note di Talking Heads, Bach e Tom York. “Un suono che arriva direttamente da dentro il film sostiene la Golino.

Il film è già atteso al Festival di Cannes come  “Un Certain Regard”, non è contro le leggi o contro il pensiero degli uni piuttosto che degli altri, ma vuole solo far riflettere su un tema delicato sul quale, è inutile negarlo, c'è urgenza di parlare.

Lea Stazi

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