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16 Dec

Venezia 70: Moebius di Kim KI-duck scandalizza il Lido

LaRedazione - 4 settembre 2013
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Moebius di Kim Ki-duck scandalizza il Lido e promette di essere uno dei film di maggiore impatto in questa settantesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Il regista coreano d’altronde è un habitué dei Festival, capace di stregare giuria e pubblico in più occasioni con la sua visione del mondo cruda e popolata di fantasmi. Non per niente, Kim Ki-duk è reduce proprio dal trionfo veneziano dello scorso anno, quando con il suo ‘Pietà’ si aggiudicò il Leone d’Oro nella sessantanovesima edizione della kermesse.

Stavolta il cineasta coreano alza i toni e le ambizioni della sua arte, presentando  ‘Moebius‘,  la cui proiezione è prevista nella serata di mercoledì quattro settembre. L’attuale edizione della Mostra del Cinema di Venezia sembra giocare su due tavoli, tra denuncia della crisi da parte dei film europei, e voglia di scandalo da parte di quelli provenienti da oltreoceano. Ma se Jonathan Glazer nella giornata di martedì si è limitato ad esporre le nudità di una Scarlett Johansson mozzafiato, da Kim Ki-duk è lecito aspettarsi qualcosa di ben più forte, e ‘Moebius’ non tradisce di certo le attese.

Il tutto sembra addirittura eccessivo agli occhi dello spettatore, ed è proprio la forza delle emozioni umane portate all’eccesso a scioccare e scuotere nell’ultima opera del regista asiatico, ben più forte ed esagerata rispetto a ‘Pietà’, tanto che quest’anno la sua opera è stata presentata fuori concorso nella rassegna veneziana. ‘Moebius’ sembra un film pensato appositamente per scandalizzare, e come tutte le opere di questo tipo a volte scivola nella commedia e nell’umorismo involontario: di questo Kim Ki-duk ha piena consapevolezza, e quel pizzico di humour nero che pervade la storia non stona rispetto alle tinte forti, ricche di sangue e di carne, che pervadono la storia, anzi a tratti la alleggeriscono, rendendola almeno sostenibile per lo spettatore. Che deve essere però preparato ad assistere ad un affresco di famiglia surreale, tra incesti, evirazioni stile ‘pulp’ ed una sorta di esaltazione del dolore, con genitori che si accaniscono sui figli, specchio del fallimento del loro matrimonio. Insomma, roba per stomaci forti e menti predisposte alla visionaria poetica del regista coreano, che sembra essersi voluto fare un regalo con ‘Moebius’, un film permeato da quegli eccessi che nelle altre sue pellicole ha sempre dovuto moderare e contestualizzare con maggiore cautela. E Venezia ha ancora una volta ripagato il coraggio di Kim Ki-duk tra gli applausi.

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