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Venezia 70: Leone d’Oro al documentario ‘Sacro GRA’ di Gianfranco Rosi

LaRedazione
9 settembre 2013
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gianfranco rosi

Il regista Gianfranco Rosi si aggiudica il Leone d’Oro alla settantesima Mostra del Cinema di Venezia per il suo film documentario “Sacro Gra“. L’Italia, così, torna a vincere con quest’opera di Rosi dopo il 1998 anno in cui Gianni Amelio vinse con il suo documentario “Così ridevamo“.
Tra l’altro, nel nostro paese, la cultura del documentario ha radici profonde, basti pensare a Zavattini o al grande Rossellini, da sempre curioso della vita. Rosi è un nome molto noto tra gli amanti del cinema italiano per la maestria con la quale il regista cattura il mondo reale riportandolo nitido e più vivido che mai sulla pellicola. Tra le sue opere più importanti si ricordano: “Boatman”, “Below Sea Level” (primo premio nella categoria Orizzonti) e “El Sicario, room 164”. In ognuno di questi racconti c’è lo sguardo fermo di Rosi su mondi diversi e lontani che vanno dal Gange, a basi militari americane dismesse da tempo, fino a raggiungere il Grande Raccordo Anulare di Roma.
Nel “Sacro Gra”, il regista parla delle persone e dei loro confini, lasciando alla macchina da presa il compito di mostrare la loro vita, senza troppe parole o filtri. Lasciando in sé il dolore di ciò che viene mostrato e di tutto ciò che non si è potuto mostrare nei 93 minuti di girato.
Protagoniste delle prime immagini del documentario sono le pecore che pascolano tranquille vicino all’affollatissima autostrada, come elementi immobili ormai integrati nello spazio.
Dallo sfondo vengono fuori personaggi invisibili, a volte surreali e fugaci apparizioni : il nobile piemontese Paolo e la figlia Amelia alle prese con la laurea, che vivono in un monolocale di un moderno condominio vicino al Raccordo; un botanico alle prese con il problema dalle larve che stanno divorando le sue amate palme; un barelliere del 118 che gira notte e giorno sul GRA per prestare soccorso; Cesare, un pescatore di anguille che vive in una zattera sotto un ponte del Tevere; il principe Filippo e sua moglie Xsenia; Gaetano,l’attore di fotoromanzi…
Spesso si ha la sensazione che i personaggi siano scritti a tavolino, ma in realtà è tutto autentico: i personaggi sono persone che interpretano loro stessi.
Non sono attori professionisti ma solo tante identità nascoste scoperte dalla sensibilità del regista.
I soggetti eccentrici scovati da Rosi sono stati il frutto di una vera e propria ricerca antropologica durata due anni e sono talmente forti e carichi di vita da apparire quasi irreali.
Rosi vuole raccontare col suo documentario frammenti di storie partendo dalla struttura del Grande Raccordo Anulare che con la sua circolarità è lo scenario perfetto di un film in cui non c’è inizio e nono c’è una fine. Un film che in poco più di un’ora e mezzo mostra veramente tanto sebbene rimanga sempre negli stessi posti, lasciando al pubblico tanti motivi per ridere, far riflettere e spesso commuovere.
Il “Sacro GRA”, distribuito da Officine Ubu, uscirà nei cinema italiani il 26 Settembre prossimo.

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