Violenza sportiva o sport violento?

Ancora sport e violenza, o meglio, sport violento, e non solo "in serie a", che pure ha a questo proposito, soprattutto in campo calcistico, un enorme riscontro mediatico.

Il fenomeno è sempre più in crescita nei palazzetti comunali, nei campi e nelle palestre frequantati da giovanissimi.

Bambini e ragazzini che imitano calciatori -e non solo- con spinte, graffi, tirate di capelli… Per non parlare dei grandi che non sempre danno il buon esempio: la situazione dei genitori in tribuna che "alzano le mani" è allarmante.

Si parla oggi tanto di bullismo, che la violenza nello sport gli sia collegata? Forse sì, se si considera la natura dei due fenomeni, quella necessità sentita sempre di più soprattutto dai giovanissimi di "fare male agli altri per sentirsi migliori".

E’ importante allora che si intervenga, sotto ogni aspetto, socio-antropologico, psicologico, criminologo, politico, ma anche sportivo.

In un’intervista rilasciata al Times, il presidente della Fifa, Joseph Bletter, sostiene che "nel calcio mancano spesso regole e valori condivisi" e per questo ha dichiarato di voler promuovere "l’esplusione definitiva e la condanna di chi, nel mondo sportivo, commette falli e azioni pericolose, dando un cattivo esempio dello sport e dei suoi valori".

Sì, perchè lo sport è valore: è dignità, è forza intima, è orgoglio e umiltà. Prepara alle vittorie e alle sconfitte della vita, insegna -o dovrebbe insegnare- il rispetto, la lealtà, l’onestà, non la violenza.