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16 Dec

Edward Hopper in mostra a Milano dal 15 ottobre

LaRedazione - 21 settembre 2009
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21 settembre 2009
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Nel 2004 la Tate Modern di Londra decise di dedicare una mostra ad uno dei profeti della pittura realista americana: Edward Hopper. Cresciuto artisticamente negli anni 20 del 1900, viene spesso considerato come il pittore dell’incomunicabilità, una sorta di Antonioni della pittura. La retrospettiva della Tate fu un vero successo. Ben 420mila visitatori accorsero per immergersi nel mondo melanconico dell’artista che ha dato un volto riconoscibile all’America di quegli anni.

Il successo fu così smaccato che ancora oggi quella di Hopper, in termini di buon esito, si colloca al  secondo posto tra le mostre ospitate dal museo.

Di anni ne sono dovuti passare ben cinque ma il maestro che ispirò tanti registi (vedi Hichcock per esempio), arriva anche in Italia. Le sale del Palazzo Reale di Milano si apriranno infatti per ospitare dal 15 di ottobre e fino al 24 di gennaio oltre 170 opere provenienti per la maggioranza dal Whitney di New York.

La particolarità di questo pittore è forse l’afasia comunicativa che colpisce il visitatore. Le sue tele sono precisi ricalchi di luoghi già visti, conosciuti, le cui prospettive sono riproduzioni perfette della realtà. Tutto segue e si mostra senza l’ombra dello sconvolgimento.

Unico neo che cattura l’animo prima ancora che l’occhio di quanti si fermano davanti ad una sua tela è appunto lo straniamento. I personaggi non sono figure con cui identificarsi. Ma non sono nemmeno altro da noi. Sono uomini e donne senza storie precise.

Al visitatore è permesso immaginare l’accaduto di ognuno di essi eppure dopo aver dato il via a questo volo immaginativo si è stranamente pervasi da una incapacità comunicativa, da uno straniamento. Sempre a metà strada tra il caldo nido che ci avvolge quando ci muoviamo tra luoghi e immagini familiari e quella asciuttezza di dialoghi e parole, quell’assenza di certezze e un immenso senso di solitudine. Paesaggi baciati da una luce talmente reale da diventare  quasi iperbolica, una amplificazione della verità.

Dopo la tappa milanese la mostra si trasferirà alla Fondazione Roma Museo. Vernissage previsto per il 16 di febbraio.

Unico consiglio: lasciarsi fagocitare. 

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