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Gam di Torino, via alla nuova stagione

LaRedazione - 10 novembre 2009
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10 novembre 2009
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Ammainare le vele quando c’è da fermarsi in un porto e fare rifornimento è un’operazione ovvia e necessaria.

A ben vedere è quel che ha fatto la Gam (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea) di Torino che dopo una chiusura doverosa e funzionale, di qualche settimana ha spiegato nuovamente le vele diretta a nuovi orizzonti.

Nuova organizzazione degli spazi interni e una più consona presentazione delle oltre 40 mila opere possedute e un buon programma di mostre in corso oltre alla collezione permanente.

È la Torino di Artissima e si vede. Fino alla fine di gennaio il Gam apre i suoi spazi a tre iniziative diverse ma ugualmente interessanti.

All’interno del progetto “Il teatro della performance” si possono visionare le opere di artisti che mettono in scena il rapporto tra forma e spazio. Dai notissimi Mario Mertz, Marina Abramović, passando per Gilbert & George, Paul Mc Carthy e l’esponente dell’arte povera Michelangelo Pistoletto, sino a giungere al conturbante Hermann Nitsch.

Forse il nome non vi è poi così noto come i precedenti ma sicuramente se vi è capitato di avere sotto gli occhi un suo lavoro non vi sarà passato inosservato.

L’impronta germanica è ben visibile in questo artista esponente di una nuova arte pagana che si esprime attraverso il processo sinestetico dei sensi. Crocifissi, sangue e colori, riti, fiori e candele, odori. Il sacro e il profano in una congiunzione inquietante.

Il Gam suggerisce anche altro all’occhio di chi guarda. Con Undergroun Project, vengono esposte le opere di Ian Kiaer artista di natali londinesi che mette insieme architettura, studio e riciclaggio di materiali e riferimenti alla filosofia e alla letteratura.

La personale dell’artista raccoglie tre opere in continuo movimento ossia tre lavori che nel corso degli anni hanno subito modifiche come un corpo che evolve in un divenire senza fine di unità.

E poi come in ogni menù che si rispetti non poteva mancare un piatto più tradizionale non privo però di estro. Sto parlando di uno spazio dedicato al disegno e intitolato Wunderkammer (espressione tedesca, usata degli ambienti che i collezionisti del 500 usavano per conservare raccolte di oggetti).

Disegni e stampe di Pietro Giacomo Parlmieri, il disegnatore a penna, che ripercorre la tradizione seicentesca dell’acquerello e della stampa olandese.

Un programma vasto e diversificato che apre all’arte in tanti modi, differenti nel sentire. E allora non ci resta che salpare.

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