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18 Dec

La pittura degli anni 80 in mostra a Monza

LaRedazione - 27 ottobre 2009
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27 ottobre 2009
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Sebbene oggi la novità sembra essere che il tempo della pittura appare tramontato a fronte delle nuove esperienze artistiche del pianeta contemporaneo dell’arte, questa sensazione di morte delle arti figurative classiche era già avvenuta negli anni 60 con il proliferare di quella che fu chiamata Arte Concettuale. “L’idea diventa una macchina che crea l’arte” diceva  Sol LeWitt parlando si questa nuova corrente artistica. Non importa più il risultato estetico e percettivo. Quel che conta è il concetto che sottende l’opera.

Eppure gli anni 80 riportarono l’arte ad una forma grafica più tradizionale, ancorandola alla piacevolezza del colore e della forma.
La pittura si oppone alla morte cui è stata condannata, e si ribella. Il Serrone di Villa Reale a Monza ospita fino al 14 febbraio 2010, una mostra dedicata alla pittura della ribellione, quella degli anni 80.

Raccogliendo circa 60 opere dei più illustri artisti dell’epoca, traccia un continuum storico che fotografa la scena artistica italiana, statunitense, francese e tedesca.

Gli anni 80 sono gli anni della Transavanguardia italiana, quella di Mario Schifano e Luigi Ontani tra gli altri. Si torna al piacere della manualità, all’esattezza del colore come elemento costitutivo della pittura.
Ma questo ritorno alla pittura non è solo italiano; in Germania scoppia l’era dei Neuen Wilden e cioè i meglio noti Nuovi Selvaggi Tedeschi.

Baselitz, Kiefer, Polke, Höckelmann fanno esplodere il colore liberando l’arte tedesca dal vecchiume espressionista in bianco e nero.

La Francia segue l’onda rock di quegli anni e si fa guidare dal giovanissimo Robert Combas che attraverso la pittura vuole creare quel clima esplosivo e contestativo caro al rock. Nasce così il movimento della “Figuration libre” francese. Esplosione di colore e ribellione.

La voglia di stupire e comunicare si fa sempre più pubblica quando oltrepassa l’Oceano e giunge negli USA dando vita al fenomeno del Graffitismo. Basquiat e Keith Haring su tutti, amplificano la voce proveniente dai sobborghi e dalle periferie americane, deformano il segno realizzando opere complesse portatrici di messaggi di protesta.

Quello che accade a Monza allora, non è solo una raccolta di opere che tracciano l’iter di un periodo storico dell’arte ma è una testimonianza del “continuo ritorno” di una forma artistica, la pittura, che dichiarata morta negli anni 60 torna prepotentemente alla vita negli anni 80 rinnovando il proprio significato, il proprio mezzo espressivo.

Chissà se assisteremo tra qualche anno ad una rinascita nell’ambito contemporaneo di questa forma tradizionale d’arte che oggi fatica a trovare uno spazio nel mondo della video arte, delle performances, delle nuove tecnologie.

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