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13 Dec

‘Un lavoro vero’: intervista ad Alberto Madrigal

Michela Fiori
5 novembre 2013
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Tra gli stand di Lucca comics 2013 abbiamo incontrato Alberto Madrigal, giovane autore esordiente che con il suo Un lavoro vero (ed. Bao Publishing) ha da subito riscosso i favori di pubblico e stampa. La sua è una graphic novel dai tratti poetici e delicati che racconta la lotta interiore di Javi un giovane artista spagnolo che per inseguire il suo sogno ha fatto una scelta controcorrente.

“Un lavoro vero” racconta di Javi, un ragazzo spagnolo che lascia il suo Paese per trasferirsi a Berlino e inseguire il suo sogno: fare fumetti. Quanto c’è di te nel racconto?

C’è molto di me. Il dialogo interiore del protagonista è pieno di frasi scritte nei miei taccuini degli ultimi anni. L’idea generale della storia è reale, ma sia le situazioni che i dialoghi dei personaggi sono inventati. In un certo senso, ho lasciato i protagonisti parlare tra di loro su cose che cercavo di capire.

Quali sono gli autori che fanno parte della tua formazione artistica?

Ce ne sono molti, ognuno ha occupato un periodo molto diverso nella mia formazione. Tipo Humberto Ramos quando facevo supereroi, Roger Ibañez nella fase di fumetto europeo e Gipi, con cui ho capito che dovevo guardare il disegno e il racconto in un modo più profondo di come lo facevo prima. Questi sono alcuni dei tanti.

Da che trai ispirazione per le tue opere?

Per la parte della storia, soprattutto da frasi, canzoni, film o situazione reali. Mi piace girare per la città osservando le persone, sedermi in un café e leggere, fermandomi per ragionare e scrivere.

Invece per il disegno, mi ispirano molto la fotografia, l’illustrazione e le città. I palazzi e le strade mi fanno impazzire. Per dire, appena tornato da Lucca, mi è venuta voglia di ambientare un fumetto per le strade di Milano.

Nella tua graphic novel racconti la lotta interiore di un giovane artista diviso tra l’obbligo di trovare un lavoro vero e la necessità di fare quello per cui si è nati. È la lotta di molti giovani precari: cosa senti di dirgli?

Per come sono fatto io, preferisco inseguire le mie passioni piuttosto che avere una stabilità. Ma questo è un discorso molto complesso da ridurre in una frase. Non è bianco o nero e dipende pure dal momento della tua vita in cui ti trovi. Non penso che ci sia una scelta che valga per tutti. Ad esempio, se io non avessi lavorato in un’azienda per quasi due anni mettendo dei soldi da parte, non sarei mai stato capace di fare il libro.

È appena terminata l’esperienza di Lucca Comics, cosa ha rappresentato per te?

E’ stata fantastica. Moltissime persone sono passate a salutare e farmi i complimenti, cosa che non mi sarei mai aspettato. Questo ti ricarica di energia per continuare a lavorare. Da un altro lato, ho conosciuto tanti artisti che apprezzo molto.

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