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17 Dec

A Dio spiacendo di Shalom Auslander

dgmag - 8 aprile 2010
8 aprile 2010
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Dopo essere morto, Yankel Morgenstern approda in paradiso, dove scopre che Dio è un grosso pollo soddisfatto di sé: tocca adeguarsi e, nel caso, cambiare le proprie abitudini alimentari.

A Schwartzman, invece, Dio ordina di erigere un altare dorato nel cortile di casa, poi di comprare legno di cipresso per costruire un’arca.

Stanley Fisher, a sua volta, in un momento di difficoltà, compie un viaggio in Israele e in una caverna del Negev trova tredici tavolette di pietra antichissime, portatrici di un messaggio che potrebbe cambiare l’intero corso dell’esistenza umana; solo che nessuno le vuole comprare, nemmeno su eBay.

In questi racconti Shalom Auslander tratteggia una serie di incontri-scontri con l’Onnipotente, sardonici e dissacranti, surreali eppure precisi nel descrivere il complicato rapporto tra l’uomo e la religione. Il Dio di Auslander a volte soffre di emicrania, può essere un temuto businessman, o ancora può scendere di persona a Manhattan per eliminare qualcuno inspiegabilmente sfuggito alla rigida programmazione delle morti.

Il mondo intero, animali compresi, è in balia di questo Dio autoritario e implacabile, una creatura capricciosa e dispotica che, con la costante minaccia di punizioni nel mondo a venire, li costringe a seguire assurde norme nel mondo presente.

Ma la narrazione di Shalom Auslander lascia aperta una via per combattere l’ossessione del precetto: quella di un’ironia irriverente, a tratti feroce ma liberatoria. E forse, tutto sommato, ci si può concedere un cheeseburger anche nel giorno di Shabbat.

Shalom Auslander è nato e cresciuto a Monsey, New York. Ha scritto per le testate «New Yorker», «Esquire» e «New York Times Magazine» e collabora regolarmente alla trasmissione radiofonica This American Life.

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