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16 Dec

Accabadora di Michela Murgia: suo il Campiello 2010

dgmag - 5 settembre 2010
5 settembre 2010
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E’ stata la quasi emergente Michela Murgia a portarsi a casa il Premio Campiello per il suo libro Accabadora (edito da Einaudi).

La scrittrice sarda a Venezia ha incassato 119 voti su un totale di 288.

La Murgias ha sconfitto Antonio Pennacchi con Canale Mussolini (Mondadori), Gianrico Carofiglio con Le perfezioni provvisorie (Sellerio), Gad Lerner con Scintille. Una storia di anime vagabonde (Feltrinelli) e Laura Pariani con Milano è una selva oscura (Einaudi).

L’autrice, una volta sul palco, ha dedito il premio a Sakineh, la donna iraniana condannata alla lapidazione per presunto adulterio: "dedico il mio premio non alla Sardegna che in questo momento non ne ha bisogno, ma a Sakineh".

Questa la trama di Accabadora:
Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé. E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l’aspettano, come imparare l’umiltà di accogliere sia la vita sia la morte.

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno.

Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come l’ultima. Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. Eppure c’è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c’è un’aura misteriosa che l’accompagna, insieme a quell’ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte.

Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell’accabadora, l’ultima madre. 

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