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14 Dec

David Lynch. Mulholland Drive

16 gennaio 2008
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Dal 22 gennaio arriva in tutte le librerie David Lynch. Mulholland Drive di Luca Malavasi edito dalla Lindau nella collana Universale/Film.

Dalla gara di ballo del jitterbug contest al cuscino su cui apparentemente sprofondano "memorie falsate dal desiderio", alla limousine che suadente serpeggia di notte lungo l’omonima strada, l’incipit di Mulholland Drive ha aperto (anche) il nuovo millennio cinematografico.

Luca Malavasi, critico e docente, rende così omaggio a uno dei film più importanti e significativi del cinema contemporaneo, premiato con la Palma d’oro per la miglior regia al Festival di Cannes nel 2001 da una giuria presieduta da Liv Ullmann e candidato all’Oscar per la miglior regia all’edizione degli Academy Awards del 2002.

Tutto pareva già detto su "i misteri dell’interpretazione" di Mulholland Drive, eppure l’autore si rivela spettatore dotato di uno sguardo critico nuovo, originale.

Il lavoro di Malavasi si contraddistingue infatti per una densissima, ampia e oltremodo innovativa analisi del capolavoro lynchano: le vicende di Betty/Diane e Rita/Camilla riemergono dallo schermo e diventano oggetto del primo, ragionato e consuntivo studio di Mulholland Drive sul mercato editoriale italiano.

Leone d’oro alla carriera alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2006, David Lynch rimane, nelle parole dell’autore, "altro, outsider, freak"; dopo l’esperienza di Twin Peaks, nel 1998 il grande regista statunitense e la ABC tornano a progettare insieme un altro possibile pilot televisivo ma ciò che pare poi scontentare i dirigenti del network viene recuperato dai francesi di Canal Plus, "che paga sette milioni di dollari alla ABC per i diritti e ne stanzia altri due per riprendere la produzione e dare al materiale fin lì girato la forma di un film".

Proprio a partire dalla ricostruzione filologica dei due prodotti audiovisivi (il pilot e il feature) e dalla loro contrapposizione Malavasi ripercorre in modo puntuale e documentato le vicende produttive del film, per poi soffermarsi sul fiume critico letteralmente "straripato" dopo l’apparizione nei cinema di tutto il mondo; attraverso alcune originali interpretazioni, Malavasi diviene artefice di suggestive riflessioni sulle "fratture narrative" che diventano "cadute esistenziali", laddove lo sparo suicida di Diane è solo "la fine di un inizio".

Labirinti, rimandi, incroci, sovrapposizioni, sdoppiamenti sono termini ricorrenti nel vocabolario puntuale di Luca Malavasi.

E ritorna una delle sequenze più seducenti degli anni recenti – complice il taglio perfetto del montaggio di Mary Sweeney, il commento musicale di Angelo Badalamenti e la maestria di Lynch e Peter Deming nel governare così morbidamente la mdp –, quella salita attraverso il "secret path" lungo il quale per un momento sembra avverarsi il sogno di realtà di Diane…

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