Diario di un’adultera di Curt Leviant

Amici e compagni alla scuola ebraica di Brooklyn, Charlie e Guido si ritrovano, quarantenni, a una rimpatriata di classe.

Guido, brillante fotografo di origine italiana, è un seduttore impenitente, mentre Charlie, psicologo schivo e timido, rifugge i legami sognando di incontrare un giorno la persona giusta.

Quando, nella riacquistata confidenza, Guido racconta a Charlie la sua passione per Aviva, una fascinosa violoncellista con cui ha una relazione clandestina, nell’amico scatta il desiderio di conoscerla.

All’insaputa di Guido e del tutto ignara del legame tra i due uomini, Aviva diventa paziente di Charlie: comincia così un complesso gioco d’amore e seduzione a tre voci, un triangolo che si dipana tra New York e Long Island in un continuo susseguirsi di incertezze emotive, ricerca di stabilità, affinità spirituali, gelosie reciproche, impulsi a volte generosi, a volte crudeli.

Curt Leviant si diverte a intrecciare una serie di rimandi e citazioni che coinvolgono il lettore nella sfida di ricostruire e interpretare le vicende; la storia, raccontata su piani paralleli dai protagonisti, assomiglia a tratti a una partita di scacchi dove due re inseguono la stessa regina, a tratti a un vasto sogno collettivo dove labile è il confine tra il detto e il non detto, tra i molteplici significati che ciascuno attribuisce alle parole, tra finzione e realtà.

Curt Leviant si è imposto negli Stati Uniti con quattro romanzi: The Yemenite Girl, Passion in the Desert (finalista al National Jewish Book Award), The Man Who Thought He Was Messiah, Partita in Venice.

I suoi racconti sono stati pubblicati su varie riviste e inseriti in Best American Short Stories e in Prize Stories: The O. Henry Awards. Vincitore dell’Edward Lewis Wallant Award e di molti riconoscimenti nazionali e internazionali, Leviant ha ricevuto elogi da due scrittori come Saul Bellow e Elie Wiesel.