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16 Dec

Fare scene di Domenico Starnone

dgmag - 1 giugno 2010
1 giugno 2010
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Nella sua nuova, palpitante prova narrativa Domenico Starnone, seguendo il filo rosso della settima arte, racconta una vicenda personale che pagina dopo pagina si allarga fino ad abbracciare la parabola dell’Italia negli ultimi sessant’anni.

Nella prima parte del libro, un bambino cresciuto nella Napoli proletaria dell’immediato dopoguerra scopre il mondo e compie la sua educazione sentimentale circondato dall’atmosfera irripetibile delle sale cinematografiche di allora: luoghi magici, fumosi, dove si entrava anche a metà dello spettacolo e non era raro che – tra un James Stewart vestito da cowboy e i turbamenti suscitati da Deborah Kerr – si riuscisse perfino a corteggiare la donna seduta accanto.

Sullo sfondo, una famiglia che cerca di lasciarsi alle spalle la miseria e un intero popolo in procinto di cavalcare l’inaspettata onda del benessere. Nella seconda parte del libro, quel bambino, diventato un adulto di inizio xxi secolo, non si limita a guardare i film, li fa. È diventato uno scrittore di sceneggiature.

Ma il cinema di oggi non è più quello di Rossellini, Totò, Fellini, Anna Magnani. E così – mentre tra volgarità, tradimenti e compromessi seguiamo la trasformazione di un buon progetto cinematografico nell’ennesimo prodotto commerciale – ci rendiamo conto che non è solo il protagonista ad aver perso lo sguardo incantato, ma un intero paese a essersi venduto l’anima.

Domenico Starnone è uno degli scrittori italiani più importanti degli ultimi vent’anni. Tra i suoi libri ricordiamo Ex cattedra e Via Gemito (Premio Strega). Alcuni suoi romanzi, come Denti, hanno avuto una trasposizione cinematografica, e molte sue sceneggiature sono diventate film di successo (come La scuola, per la regia di Daniele Luchetti).

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