Fuffa, Militi racconta il “vitale niente”

Gli scandali italiani stile Vallettopoli insieme ad emblematici scampoli di bella vita del nostro paese ci regalano un’Italia afflitta dall’ipocrisia e dalla falsità in associazione con un mondo della comunicazione e del lavoro mai così esasperanti come adesso; oggi questo malcostume è uscito allo scoperto grazie alle aule di giustizia che ci hanno svelato le frustrazioni, i compromessi e il sesso facile nascosti dietro la patina luccicante del pianeta dei giovani famosi e dell’Italia bene.

E da questo spaccato dell’Italia contemporanea origina il libro di Alessandro Militi, Fuffa, edito da Baldini e Castoldi in edicola dal 10 aprile.

La storia si svolge nell’arco di un mese: Matteo Principe è un ragazzo di trentanni alienato dall’ipocrisia e dalla patina di falsità che circonda il suo mondo bene e lo fa vivere in una condizione di insoddisfazione divertita ma schizofrenica tanto da farlo arrivare al punto di non discernere più la realtà dall’immaginazione.

Così la sua vita diventa un videogioco fatto di battaglie, nemici e quadri da superare.

Matteo lavora in una multinazionale, vive da solo in un quartiere chic di Roma e frequenta abitualmente i posti e le persone più cool della città; si occupa di marketing e pubblicità quindi vive un mondo in cui per conquistare la gente si riccorre a strategie fatte da concetti altisonanti ma vuoti e senza significato come quelli che il suo capo gli propina in modo incomprensibile.

Ma Matteo è un tipo ironico e tutto ciò per lui è soltanto Fuffa, aria fritta, nulla totale; Matteo fa parte del giro della Roma bene in cui vippettini e figli di papà se la giocano ad armi pari.

I suoi migliori amici sono come lui: fanno finta. Andre Gemelli “il consulente surfista” frustrato e malinconico e Giovanni Petrucci un imprenditore ricco, disincantato ed esperto di prostitute.

In una realtà che non lo rappresenta ma che suo malgrado lo vede protagonista, vive nella ricerca di una felicità che gli sfugge; una ricerca ostica costellata di situazioni grottesche ma anche di battaglie che deve combattere contro quei suoi nemici che crede immaginari.

La sua alienazione aumenta quando uno dei suoi migliori amici si suicida e allora la realtà diventa più dura, più ovattata e più irreale di prima fino a che, sempre trovandosi nel suo personale videogame, pensa di aver trovato il suo amore ideale.

“Dopo la noiosa riesaltazione degli anni Ottanta ormai trita e ritrita e dovuta alla totale mancanza di cultura e valori moderni ho cercato di stigmatizzare, prendere in giro ma anche ridicolizzare i valori del XXI° secolo e i loro protagonisti”, dice Alessandro Militi. “L’esaltazione della bellezza, della notorietà senza meriti e del marketing che vince su tutto, cioè la Fuffa nella cui cornice si muove il protagonista del libro Matteo Principe: il suo lavoro è Fuffa (fa marketing), i posti che frequenta sono Fuffa (ristoranti trendy e feste esclusive), la gente è Fuffa (fighetti della roma bene e personaggi famosi), il suo capo è Fuffa (un incompetente raccomandato) e lui, impotente di fronte a tutto ciò, capisce che solo utilizzando anch’egli la Fuffa potrà sopravvivere e arrivare alla fine del videogame della sua vita”.

Ed è per questo che la vita-videogame di Matteo Principe diventa il riflesso grottesco di una dissociazione mentale in cui le persone diventano modelli poligonali in pixel e la realtà è condita con effetti speciali computerizzati.

Proprio questo elemento irreale e ossessionante fa la differenza con le produzioni letterarie e cinematografiche che hanno descritto questa generazione.

Matteo Principe arriva infatti ad operare in un ibrido nel quale si districa però con maturità e lucidità: realtà parallele si incrociano per un attimo e si distanziano di nuovo, fanno capolino dimensioni temporali alternative e i personaggi e le situazioni si avvicendano senza svelarsi; la chiave di questa intricata faccenda sta nella schizofrenia del protagonista, istigata dalla mal tollerata insensatezza di un mondo vecchio, crudele e incomprensibile, fatto di apparenze e convenzioni così ridicole da risultare comiche e divertenti.

Peccato che Alessandro Militi la Fuffa che racconta contribuisce a crearla e a creare gli stessi stereotipi che sostiene di voler criticare; ed è per questo che l’opera di esordio di questo sales marketing manager odora tanto, e solo, di operazione di marketing.