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Intervista a Erica Vagliengo, o Emma Travet

dgmag - 26 maggio 2010
26 maggio 2010
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Abbiamo intervistato Erica Vagliengo, scrittrice di Voglio scrivere per Vanity Fair e "fenomeno del Web" grazie alla sua omonima Emma Travet. Erica/Emma ci ha raccontato qualcosa in più del romanzo e dato qualche consiglio utile a chi vuole tentare la strada della scrittura, oltre ad anticiparci qualche succosa novità su Emma, protagonista in prima persona di questa intervista.

Ciao Emma, ci racconti un po’ chi eri, chi sei e che cosa fai nella vita prima di parlarci del tuo romanzo?
Sono un personaggio inventato (anche se in giro, ce ne sono tante come me!), protagonista del romanzo “Voglio scrivere per Vanity Fair”, giornalista freelance di 26 anni, precaria sì ma con stile, con una vita incasinata, da dipanare ogni giorno, tra le vessazioni del mio capo Mr Vintage, il dover conciliare marito, casa e lavoro, le amiche storiche e le proprie passioni (il vintage e i dolci, in primis). Come personaggio sono nata nel 2007 su myspace, poi ho aperto un blog su emmatvanity.style.it, e sono passata anche da facebook, prima di approdare, a fine novembre 2009 sulle pagine bianche di un libro in “carne ed ossa”, pubblicato dalla Memori di Roma.

Voglio scrivere per Vanity Fair è una sorta di cronaca, semiseria appunto, della vita da precaria del giornalismo di una giovane donna. E’ stato accolto con tantissimo entusiasmo, riesci a spiegarti e a spiegarci i motivi?
Penso perché molte ragazze, mie coetanee, si siano facilmente riconosciute nel personaggio, nella sua vita sempre in bilico tra Alice nel Paese delle meraviglie e Wonder Woman contemporanee…giovani donne che si danno da fare, fanno di necessità virtù, non si piangono addosso e cercano di conciliare lavoro, carriera, con una famiglia e gli “scleri quotidiani”, con una buona dose di ironia e creatività.

Qual era il tuo scopo, cosa volevi e vuoi raccontare a chi legge il romanzo? Del resto sempre di chick lit si tratta, o no?
Non è proprio chick lit, ma “intelligente letteratura d’ evasione”, come l’ha ben descritta un editore che ho incontrato qualche tempo fa. Io mi sono ispirata molto a Stefania Bertola, scrittrice torinese, l’autrice di “Biscotti e sospetti”, che vi consiglio di leggere. In effetti, diverse persone, dopo aver letto il libro mi hanno detto che sono rimaste piacevolmente sorprese proprio perché non si trattava di chick lit. Il mio scopo è stato quello di raccontare una storia contemporanea, una sorta di diario in presa diretta, con ritmi quasi da video clip, quindi molto visiva, trattando anche il tema del precariato, ma in toni lievi (senza scadere nella stupidità), con l’idea di far trascorrere qualche sera piacevole, all’insegna della spensieratezza. Niente di pesante, con un messaggio preciso: è vero, i tempi non sono dei più rosei, non siamo ancora usciti dalla crisi, ma c’è bisogno di una ventata di speranza, non possiamo stare con le mani in mano ad aspettare che cambi qualcosa, occorre rimboccarsi le maniche e agire.

Spesso si accusa questo tipo di letteratura easy ed eccessivamente frivola: come rispondi a chi critica questo modo di scrivere e se io fossi un giovane scrittore esordiente che consigli mi daresti per tentare la fortuna?
Risponderei con le parole dell’editore citato sopra: si tratta di “intelligente letteratura d’ evasione”. Leggere il romanzo per crederci…Consiglierei di puntare molto su internet, e sulla trasversalità dei vari mezzi di comunicazione. Oggi non basta più scrivere un libro, lo fanno tutto, occorre trovare strade nuove per distinguersi dalla massa di esordienti scrittori. Non si tratta di inventare l’acqua calda, ma di guardarsi intorno, copiare e personalizzare le buone idee (e sui blog ce ne sono tantissime!).
 
Quando hai iniziato a lavorare su "Voglio scrivere per Vanity Fair”, oltre alle tue esperienze, su cosa ti sei basata? Hai studiato il mercato per posizionarti oppure è stato tutto naturalissimo, pagina dopo pagina?
Oltre alle mie esperienze personali, ho raccolto diverse storie divertenti dalle mie amiche e/o conoscenti. Ho letto anche parecchi articoli su giovani e precariato, oltre ad alcuni saggi sul tema. La storia, però, ce l’avevo già in mente nel 2005; l’ho scritta come prima stesura nel 2007 e l’ho riscritta, per la Memori, nel 2009.

Fai ormai parte della lista di scrittrici esordienti italiane che, tra le righe dei loro romanzi, raccontano una parte interessante della società italiana di cui tutti (s)parlano, la precarietà. Ci racconti come sei riuscita a sfondare  pur essendo un’esordiente come tanti tanti altri?
Ho puntato molto su internet:  prima che venisse pubblicato il libro (a fine novembre 2009), mi sono messa, nell’arco di due anni e mezzo: su myspace (http://www.myspace.com/emmatvanity),  pubblicando i primi due capitoli del romanzo e tutte le foto del merchandising (spille, sticker, specchietti da borsetta e portachiavi), che ho ideato e realizzato concretamente grazie a Marta Grossi, una mia cara amica grafica. Poi ho aperto il blog su style.it (il sito di Vogue, Vanity e Glamour), e a seguire face book. Ho iniziato, così, prima ancora che sulla carta,a far vivere il mondo della mia protagonista, Emma Travet, postando le foto dei suoi accessori, raccontando le sue avventure su internet, e, in contemporanea, pubblicando le foto degli sticker appiccicati in giro per il mondo e le foto delle mostre ed eventi alle quali avevo partecipato. Dopo la pubblicazione del libro, mi sono organizzata diverse presentazioni (Pinerolo, Torino, Milano, Roma-grazie al mio editore-, Pragelato- grazie alla mia amica Priska-), ed ho cercato, come faccio ancora oggi, di partecipare ad eventi in linea con il mio progetto (ad esempio una serata di gala, organizzata da Lookout group, dove è arrivata come ospite la Littizzetto con la quale ho parlato per “ben” un minuto, per chiederle se avesse ricevuto il mio libro). Poi mando in giro i comunicati stampa, e questo mi ha permesso di procurarmi diverse interviste su giornali on line o cartacei, in radio o in tele. Oltre a me, mi sta aiutando, Isabella Borghese, una brillante giornalista che il mio editore ha voluto prendere come ufficio stampa. Di recente sono stata invitata al Festival del giornalismo di Perugia, come ospite nell’incontro “Giovani, giornalismo e precariato”. Uno degli organizzatori aveva comprato il mio libro alla fiera di Roma di dicembre e mi ha contattata. E due settimane fa ho presentato il libro al Salone di Torino. Come vedi, il mio motto potrebbe essere “Aiutati e-spera-che il Ciel ti aiuti”, oltre a “Se vuoi qualcosa, fai di tutto per ottenerla ma inizia a lavorare da sola”. Ah…last but not least…dal 14 al 21 giugno andrò a New York a presentare il mio libro in una caffetteria chiamata “Caffè Macchiato” (quello che adora la mia protagonista), ad incontrare alcuni giornalisti italiani e a tentare di trovare un agente americano (per l’occasione mi sto facendo tradurre il libro in american-english).

Voglio scrivere per Vanity Fair, è indubbio, ti ha portato grandi benefici in termini di visibilità e popolarità, sdoganando il luogo comune per cui chi scrive letteratura considerata da molti banale in realtà ha molto più da dire rispetto a chi scrive letteratura impegnata: alla fine, sei riuscita a scrivere per Vanity Fair?
Al momento non ancora, perché non ho avuto un attimo di tempo per scrivere alcuni articoli prova. Ma siamo solo a maggio quindi conto, una volta finita la promozione del libro, di starmene tranquilla per un po’, in estate, e di dedicarmi alla scrittura, quindi anche a trovare buone idee da proporre a Vanity.

Toglici una curiosità: Emma che fine farà? Vivrà ancora su carta o si accontenterà di vivere solo sul Web?
Vi posso dare un’anteprima…sto già pensando al seguito su carta. E nel frattempo Emma Travet, continua a lasciare tracce sul web…

Ultimissima domanda: quali sono i tuoi scrittori preferiti e qual è la cosa che, se fossi stata Emma, avresti fatto per convincere Vanity Fair ad assumerti?
Virginia Woolf, Jane Austen, Carolina Invernizio, Stefania Bertola, Sophie Kinsella…Edgar Allan Poe, Francis Scott Fitzgerald, Corrado Augias. Partendo dal realistico presupposto che, difficilmente i giornali assumo in questo periodo, (anzi tendono a licenziare, se possono), io, come Erica, proverei ad inviare qualche proposta via e-mail al direttore, poi chiederei un appuntamento con la speranza di essere ricevuta.

Info:
http://www.emmatravet.it
Facebook: emma travet
Blog: emmatvanity.style.it
MySpace: www.myspace.com/emmat_vanity (da dove tutto è iniziato)

Foto di Massimo Milanese

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