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17 Dec

Intervista a Sara Lorenzini, scrittrice esordiente

dgmag - 6 maggio 2010
6 maggio 2010
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Abbiamo intervistato Sara Lorenzini, scrittrice del Diario semiserio di una redattrice a progetto che ci ha raccontato qualcosa in più del romanzo e dato qualche consiglio utile a chi vuole tentare la strada della scrittura.

Ciao Sara, ci racconti un po’ chi eri, chi sei e che cosa fai nella vita prima di parlarci del tuo romanzo?
Chi ero e chi sono. Domande difficili. Tra il casting e il dilemma esistenziale. Potrei pensarci per ore o dire una cavolata nel giro di un secondo… Per farla breve, romana, classe 1981, laureata con lode in comunicazione, ho lavorato per anni come redattrice televisiva e collaboratrice ai testi, occupandomi sia di fiction che intrattenimento. Al momento lavoro come editor di riviste per bambine e adolescenti. Ho collezionato una serie di contratti a progetto, non rinunciando mai alla mia passione più grande, quella per la scrittura, sia di tipo narrativo che drammaturgico. Da qualche mese ormai posso definirmi una scrittrice esordiente… E professione a parte, sono un’amica, una figlia, una fidanzata, una cugina… Sono anche una lettrice e una spettatrice accanita. Poi una guidatrice imbranata, una cantante stonata, una shopper infaticabile, un’appassionata di cucina siciliana… Insomma, potrei continuare all’infinito. Ecco, direi che al momento sono il risultato di quello che ero, chiaramente in continua evoluzione. Come tutti, no?

Diario semiserio di una redattrice a progetto è la cronaca, semiseria appunto, della tua vita da precaria ed è stato accolto con successo, complice anche un’ottima strategia di marketing e ottimi argomenti di discussione: come mai pensi sia stato accolto in maniera positiva pressoché da tutti, ragazzi e ragazze?
Scusami se ti correggo, ma non è la cronaca semiseria della mia vita da precaria. La mia vita è molto più semplice, e allo stesso tempo sorprendente di quella di Emma, la protagonista. Diario semiserio di una redattrice a progetto è un romanzo. Se per scrivere questa storia mi sono guardata intorno e dentro di me, questo di certo non significa che il mio romanzo d’esordio sia il mio diario segreto. Anche perché, se così fosse stato, non credo proprio che avrebbe avuto la stessa felice accoglienza. Penso che, nelle difficoltà e nelle ambizioni di Emma, nei rapporti che la legano ai suoi uomini e alle sue amiche, nel lavoro di squadra che impara nella redazione di A cuore Aperto, nel suo percorso di crescita, tra una mamma bambina e una suocera terribile, un contratto per sta per scadere e la perdita di un amore… sia facile ritrovare dinamiche e situazioni comuni a molti di noi. E spero che l’ironia e la leggerezza, con cui si raccontano le sue vicende, abbiano contribuito alla simpatia per la mia Emma. Credo, quindi, che l’identificazione con il personaggio, la curiosità rispetto al contesto in cui è ambientato (il dietro le quinte di un talk show) e la lettura veloce e scorrevole siano stati tra gli elementi più apprezzati sia dai ragazzi che dalle ragazze.

Qual era il tuo scopo, cosa volevi e vuoi raccontare a chi legge Diario semiserio di una redattrice a progetto?
Volevo raccontare un mondo che, paradossalmente, non si vede. Che è quello della televisione. Chi la guarda, infatti, spesso non sa quanto lavoro si nasconda dietro a quelle immagini sullo schermo. Nell’immaginario collettivo, il mondo dello spettacolo è ricco, frivolo, superficiale. La realtà, per chi lavora dietro le quinte, invece è ben diversa. Professionisti, tecnici, creativi e giovani pieni di talento svolgono le loro professioni spesso in condizioni di assoluto precariato. E competenze e capacità sono fondamentali per sopravvivere, contratto dopo contratto, a riflettori spenti.
Allo stesso modo, mi piaceva l’idea di ironizzare su un mondo che si prende un po’ troppo sul serio. In fondo la televisione è intrattenimento, non si salvano di certo vite umane… Anche se, come in un pronto soccorso americano, si lavora h24 con l’ansia della messa in onda! Inoltre, attraverso il percorso di Emma volevo raccontare l’entusiasmo e la determinazione di chi comincia a lavorare. Quando si è agli inizi, specialmente in un contesto lavorativo di tipo creativo, la voglia di fare supera l’angoscia che deriva da una dimensione precaria e un contratto che sta per scadere può risultare un stimolo per imparare, fare di più, fare meglio. È quando il precariato diventa cronico, e impedisce la realizzazione personale, che le cose si fanno decisamente più serie e complicate. Ma Emma è agli inizi, quindi, per ora pensa solo a mettercela tutta! Io volevo raccontare questa fase, bellissima nonostante tutto.

Quando hai iniziato a scrivere Diario semiserio di una redattrice a progetto, oltre alle tue esperienze di precaria e donna, su cosa ti sei basata? Hai studiato il mercato per posizionarti oppure è stato tutto naturalissimo, pagina dopo pagina?
Non ho studiato il mercato. Ho sempre scritto, poesie, racconti brevi, sceneggiature di corti… per il primo romanzo cercavo una storia. Quando l’ho trovata è iniziata quest’avventura. L’incipit è arrivato subito e poi ho continuato a scrivere semplicemente con passione e con un pizzico di follia, visto che nessun editore me lo aveva chiesto, che lo stavo facendo solo per me e i miei quattro (di numero) lettori (amici) improvvisati… Eppure io continuavo imperterrita a rispettare la mia tabella di marcia, accumulando pagine, per fare vivere tutti i miei personaggi, era impossibile smettere e lasciarli aspettare troppo… Scrivere questo romanzo per me è stata una cosa intima, faticosa, divertente e rassicurante.

Fai ormai parte della lunga lista di scrittrici esordienti italiane che, tra le righe dei loro romanzi, raccontano una parte interessante della società italiana di cui tutti (s)parlano, la precarietà. Ci racconti come sei riuscita a sfondare, arrivando a farti contrattualizzare dalla Mondadori, pur essendo un’esordiente come tanti tanti altri?
Diario semiserio di una redattrice a progetto ha una sua storia nella storia. Ho cominciato a mandare il soggetto a tutti gli editori che ho trovato cercando su google. Avrò spedito 80, 90 mail. Una cosa da pazzi. Mentre scrivevo il romanzo, sono riuscita a ottenere dei buoni colloqui… Ma solo quando sono arrivata all’ultima parola, della prima stesura, mi sono decisa a spedirlo completo a una editor della Mondadori. Avevo avuto la sua mail per caso, da un amico che l’aveva intervistata mesi prima per un programma. Le ho mandato una mail alle sei del mattino, che a dire la verità somiglia più a una lettera a Babbo Natale che a una proposta editoriale, con allegato il romanzo. Non speravo in una risposta. Volevo semplicemente dirmi di averci provato, non volevo essere io stessa a negarmi una possibilità senza nemmeno tentare. Avevo un indirizzo con scritto “@mondadori” e non scrivere, per disillusione o disfattismo, sarebbe stato scemo. Insomma, ho fatto come la mia Emma sul finale… Ed eccomi qui.

Spesso si accusa questo tipo di letteratura di essere easy ed eccessivamente frivola: come rispondi a chi critica questo modo di scrivere e se io fossi un giovane scrittore esordiente che consigli mi daresti per tentare la fortuna?
Direi che nella vita c’è bisogno anche di leggerezza! E chiaramente un genere non sostituisce l’altro. Un libro è una forma di intrattenimento e una lettura easy è semplicemente passatempo gradevole e divertente… Tutto qui. Io sono una divoratrice, onnivora, di libri. Non ho particolari pregiudizi. Se fossi una delle emme amiche, abituata ai cibi insapore della mensa, direi che ogni romanzo ha il suo gusto e che è bello trovare sugli scaffali delle librerie tanti sapori tra cui scegliere.
A uno scrittore esordiente direi di leggere, tanto, di tutto, sempre. E di leggere anche tra le righe, di leggere la punteggiatura, di leggere lo scheletro che sostiene una storia.

Chiederti informazioni sui tuoi prossimi progetti ci sembra quasi banale, ci dici solo se la tua vita è cambiata e se Emma in qualche modo ti ha causato qualche problema o ti ha portato solo benefici?
Non credo che un libro possa davvero cambiare la vita, a meno che non sia un best seller stratosferico! O comunque non è stato così nel mio caso. Continuo a lavorare con impegno, a inseguire i miei sogni, a scrivere con passione e divertimento. L’esordio mi ha portato tanta gioia e tante emozioni. Ho sentito persone care davvero felici per me e ho ricevuto molte mail di sconosciuti lettori che mi hanno sorpreso, divertito e qualche volta commosso. Mi fa effetto entrare in libreria, trovare il mio romanzo, vedere la mia faccia stampata nel retro… È un successo personale, un orgoglio, una nuova possibilità.

Ultimissima domanda: quali sono i tuoi scrittori preferiti e quali i tuoi programmi televisivi, quelli che vorresti aver scritto tu o ai quali ti sarebbe piaciuto partecipare?
Top five? Top ten? Vediamo, in ordine sparso e casuale, direi Raymond Carver, Gianni Rodari, Peter Cameron, Amélie Nothomb, Bianca Pitzorno, Chuck Palahniuk, Anton Chechov… Programmi televisivi a quali mi sarebbe piaciuto/mi piacerebbe lavorare: Invasioni Barbariche, Che tempo che fa, Victor Victoria, Bim bum bam, Sanremo, Portobello e, confesso, Chi l’ha visto.

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