L’indecenza di Elvira Seminara

Marito e moglie, una villa circondata da un giardino rigoglioso, il mare e l’Etna che si staglia contro il cielo: una ragazza con occhi blu e trecce bionde suona alla porta: è la nuova colf ucraina, svagata e innocente, che vivrà con loro. Potrebbe essere una classica istantanea di felicità borghese…

Invece, fra la moglie e il marito avanza, ogni giorno più profonda, la crepa di un silenzio pieno di rabbia e dolore, la crepa aperta da una ferita che non può essere sanata. Il giardino brulica di vite inquietanti e invade ogni spazio con i suoi umori, scardina i serramenti con le sue radici.

L’Etna ribolle e dopo giorni di ardore soffocante e innaturale copre tutto di cenere scura. La casa diventa una gabbia piena di insidie e di ombre. E Ludmila, l’adolescente ucraina, è una lucente oasi di purezza nell’angoscia che pervade ogni cosa oppure è anche lei parte di questa buia spirale?

La protagonista di questo romanzo si avvicina a noi con la delicatezza di una madre che prende per mano il suo bambino e poi ci stringe fortissimo, sino a toglierci il respiro, portandoci con sé fino al cuore della follia e dell’ambiguità con un ritmo ossessivo e lancinante.

Dando vita a una voce avvolgente, onirica fino all’allucinazione, Elvira Seminara ci racconta la storia di una donna segnata da un trauma irrisolto, di un amore che non basta a colmare il vuoto, e costruisce la geometria misteriosa e perfetta di un triangolo di passione, grazia e ferocia. Che è il perimetro crudele di questo raffinato eppure carnalissimo noir al femminile.