La camera viola di Mauro Casiraghi

Ancora un libro incentrato su un protagonista maschile appartenente alla generazione dei quarantenni semirealizzati e troppo spesso disorientati.

A causa di un brutto incidente in acqua che stava per strapparlo alla vita, Sergio inizia un difficile percorso dopo il buio del coma alla ricerca di se stesso ma soprattutto dei ricordi: un enorme vuoto gli annebbia la mente, avvolta da incertezza, tanta solitudine e voglia di capire chi è la ricorrente figura che affiora dal difficile sforzo di ricordare.

L’immagine di una donna nuda ma senza volto poichè girata di spalle, è l’unico legame pulsante tra la sua vita passata e l’attuale condizione di smarrimento; la sensazione predominante in Sergio è un senso di fisicità, di innamoramento e di convolgimento forte nei confronti di questa figura femminile misteriosa, tanto da indurlo a partire insieme alla sua figlia adolescente alla ricerca dell’unica persona che sembra essere portatrice di una luce nella sua nuova dimensione tormentata.

Il viaggio non è solo fisicamente il momento di svolta per Sergio, ma appare anche come percorso personale ed interiore di ripensamento della sua vita precedente il coma, un rivedere i rapporti umani ormai trascinati stancamente, un soppesare più attentamente le proprie responsabilità di padre, uomo, figlio, in un continuo mescolarsi di ricordi sbiaditi e nuove suggestioni visualizzate su una parete viola, come suggerisce il titolo, nel segno fortemente simbolico di un filo conduttore fatto d’acqua, perchè il mare apre e chiude il libro.

Il dipanarsi di questo racconto avvince grazie anche al carattere pulito della scrittura, senza troppi artifici stilistici; la storia trova ulteriore forza nell’agilità e notevole destrezza narrativa dimostrata da Mauro Casiraghi, già sceneggiatore e soggettista di fiction che, forse anche in virtù di ciò, ben conosce i tempi giusti per calamitare l’attenzione del lettore.

La camera viola è un percorso umano ed interiore forte, sofferto, magnetico; un percorso triste ma non esattamente pessimista con un finale dolce-amaro veramente d’effetto che, oltre a lasciare molti spunti di riflessione nel lettore, fa chiudere il libro con un sorriso, seppur tirato, sulle labbra.

Perchè forse, nel profondo, una fiammella di speranza anche nell’esistenza più sola e apparentemente piatta, c’è…