La cucina totalitaria di Wladimir Kaminer

I russi non vanno pazzi per il caviale come si tenderebbe a pensare, anzi…

Il vero simbolo del lusso in cucina per loro è l’ananas. Basta questo esempio per rendersi conto di quanto i territori dell’ex Unione Sovietica siano inesplorati dal punto di vista culinario.

Per rimediare a questa lacuna, Wladimir Kaminer traccia brevi ritratti nazionali delle repubbliche ex sovietiche attraverso le ricette della tradizione, da quelle piccanti del Caucaso a quelle ucraine a base di aglio, a quelle esotiche dell’Asia, a quelle salutari del Baltico.

Il suo è una specie di atlante sragionato dell’Impero decaduto, una miscela di geografia politica, storia e analisi del costume, arricchito da un campionario di aneddoti, incontri deliranti ed esperienze personali al limite dell’assurdo risalenti agli anni della gioventù realsocialista e della maturità postcomunista berlinese.

Alla fine di ogni capitolo il testimone passa alla moglie Olga, che presenta una serie di ricette tipiche della regione appena trattata – dalle patate arrosto bielorusse ai pel’meni siberiani – tutte regolarmente testate dagli amici della coppia rastrellati nella comunità russa di Berlino.

Wladimir Kaminer, nato nel 1967 a Mosca, prima di intraprendere gli studi di drammaturgia si è diplomato come ingegnere del suono. Dal 1990 vive a Berlino dove è impegnato come scrittore, giornalista, attore e drammaturgo.