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18 Dec

La formula chimica del dolore di Giacomo Cardaci

dgmag - 19 aprile 2010
19 aprile 2010
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Pazienza. Questa è la virtù di cui deve armarsi chiunque si ammala e deve curarsi, mettersi in lista per le visite, attendere i risultati degli esami, le prognosi dei medici, l’effetto delle medicine, sopportare i compagni di corsia – chiunque deve sperare e lottare per guarire. Pazienza: ce ne vuole ancora di più se la malattia, con tutta la sua ingiustizia e assurdità, ti colpisce quando sei nel fiore dell’età più impaziente di tutte, la giovinezza affamata di vita e di futuro.

Come l’autore di questo libro, così Filippo, il suo protagonista, si trova a fare i conti con un male temuto a tal punto che spesso non si osa nemmeno pronunciarne il nome, come per una colpa inconfessabile: il tumore. Inizia così la sua odissea attraverso uno dei luoghi più kafkiani dei nostri tempi, l’ospedale.

Pur senza smettere per un momento di interrogarsi sulle ragioni del dolore che lo colpisce, Filippo ci racconta la propria guerra contro la malattia con tutta la freschezza della sua giovane età. E dà voce alla folla silenziosa dei tanti pazienti che riempiono loro malgrado quella "prigione degli innocenti" che è l’ospedale, dove si viene rinchiusi senza avere commesso alcun delitto.

Conosceremo così Wu, il cinese che appena può scappa a fumare in giardino; Enea, il più fifone di tutti nonostante il nome che porta, accudito dalla moglie e dall’amante brasiliana che s’incontrano e scontrano al suo capezzale; e poi Matilde, la professoressa che litiga con la sua parrucca; don Ettore, che prova a parlare di speranza, e le infermiere Nelba e Soledad, che dal Sud del mondo portano il sole in corsia. E poi ancora Giorgio, un vero grande amico, e tanti, tanti altri… perché l’ospedale è il luogo dove gli uomini vengono quotidianamente rivelati a se stessi nella loro essenza, nelle loro paure e nei loro egoismi, ma anche nella loro irripetibile bellezza.

Attraverso la voce ironica e dolce di Filippo, queste pagine parlano a tutti i malati, qualunque sia il loro male, ma anche ai medici che sono responsabili delle loro cure: quei medici che sanno leggere ogni radiografia, che conoscono composizione e virtù di ogni farmaco ma troppo spesso dimenticano di ascoltare i loro pazienti e trascurano gli effetti delle parole che pronunciano. Quei medici che, come chiunque altro, non conoscono la formula chimica del dolore.

Giacomo Cardaci fa appello a tutta la vitale impazienza di un giovane paziente per narrarci il viaggio più drammatico che nella vita sia dato di compiere, con parole e immagini vive, brillanti, a tratti esilaranti, sempre coraggiose. E ci regala una grande verità, spoglia di ogni retorica: che la vita è bella… anche quando è brutta.

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