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16 Jan

La futura classe dirigente di Peppe Fiore

dgmag - 2 aprile 2009
2 aprile 2009
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Sono giovani che non trovano collocazione quelli descritti da Peppe Fiore ne La futura classe dirigente, edito da Minimum Fax e uscito ieri.

Fiore racconta una storia che potrebbe essere quella di tanti ragazzi alle prese con la ricerca delle condizioni ideali per costruirsi una vita e un futuro; racconta di Michele, napoletano che sogna di lavorare in televisione e che sperimenta l’occasione di una vita quando viene assunto in un canale satellitare come autore.

Deve lavorare ad una pseudo fiction su uno pseudo attore che, stando a quanto gli dicono, potrebbe anche non essere mai esistito ma quando si parla di sesso c’è sempre da tirar su soldi.

E’ a quel punto che Michele si rende conto della vacuità di ciò che lo circonda e non riesce a comprendere se per passare dall’adolescenza all’età adulta ci sia bisogno di "prostituirsi" mentalmente mettendo da parte i propri principi alla ricerca ossessiva di potere e cedendo inevitabilmente alla volgarità.

Ciò che rende assolutamente reale il libro di Fiore è il racconto di una quotidianità istituzionalizzata, di un modo di fare che tutti i giovani di oggi prima o poi sperimentano. Perchè ci sono le relazioni interpersonali, le relazioni di lavoro, gli scrupoli di coscienza, i rapporti con i genitori e tutto quanto, oggi, spaventa di più: il confronto.

Peppe Fiore li racconta con un linguaggio contemporaneo che non lascia niente al caso, utilizzando voci gergali ed espressioni del parlar comune che rendono il testo reale e vivo, viibrante di normalità e che proprio della normalità si ciba.

E il dubbio finale, quello che neanche l’ultima pagina del libro riesce a toglierci, è sempre lo stesso: siamo sbagliati noi che ci poniamo tante domande o sono sbagliati quelli che ci portano a fare così tante domande?

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