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11 Dec

Le ore sotterranee di Delphine de Vigan

19 maggio 2010
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Thibault ha quarant’anni, è single, fa il medico d’urgenza a Parigi, gira la città da un capo all’altro per visitare pazienti malati, in fondo, nient’altro che di solitudine. La sua vita è così, "una vista panoramica sull’entità del disastro". E all’alba del 20 maggio ha appena lasciato la donna con cui stava, senza sapere bene perché. Forse solo per la paura di perderla. Comunque l’ha fatto.

Anche Mathilde ha quarant’anni. Rimasta sola con tre figli, si occupa di marketing in una multinazionale. Da qualche tempo ha perso il sonno perché qualcuno ha deciso che è incompatibile con le strategie dell’azienda e la sta mettendo fuori con sottile, implacabile violenza. Ha delle colpe? O non è forse che l’azienda si è trasformata "in un luogo di abuso, di tradimento e mediocrità"? Certo è che Mathilde al fondo non vuole cedere. Comunque deve fare qualcosa. E lo farà. Anche per lei il 20 maggio è una data fatidica.

Mathilde e Thibault non si conoscono, ma condividono molte cose: quell’improvviso vuoto interiore, quella certezza di aver perso e di non aver più niente da perdere, quella voglia di non umiliarsi ulteriormente. E la sensazione che stia per succedere qualcosa, il sogno di un amore, di una persona "che non abbia paura delle lacrime dietro il sorriso, né del sorriso tra le lacrime". In una Parigi che opprime con le sue finzioni e con l’illusione di una facile promiscuità, Mathilde e Thibault in quel 20 maggio fatalmente si incrociano, si sfiorano, si guardano. Ma si riconoscono?

Chi ha letto Gli effetti secondari dei sogni ritroverà tutte le caratteristiche che hanno fatto il successo internazionale di Delphine de Vigan.

Anche Le ore sotterranee è un romanzo sulla solitudine, sulla violenza invisibile che il mondo ci riserva, e la sua lingua è sempre limpida e precisa, capace di farci soffrire insieme ai due protagonisti, pronta a trasmetterci l’amore con cui l’autrice li anima. Ma qui Delphine de Vigan innesta una marcia in più, perché Le ore sotterranee ha il passo della suspense, trascina il lettore nel vortice delle ventiquattro ore che delimitano il racconto, come un giallo che solo all’ultima pagina rivela l’identità dell’assassino.

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