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18 Dec

Roberto Saviano su Vanity Fair, è polemica

dgmag - 28 luglio 2010
28 luglio 2010
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Torna a parlare Roberto Saviano, protagonista della copertina e dell’intervista di Vanity Fair in edicola questa settimana, che si scaglia ancora una volta contro le mafie e racconta anche del suo rapporto con Gomorra, scatenando anche qualche critica.

Quanto a Gomorra, Saviano ribadisce la sua posizione: "è un libro che non rinnego, lo riscriverei, ma sarei falso se le dicessi che lo amo. Perché mi ha tolto tutto: io volevo solo diventare uno scrittore. A centomila copie ero felicissimo, mi pubblicano importanti case editrici straniere e mia madre dice che in quei giorni sembrava che volassi, io non mi ricordo niente. Chiamo mio fratello e gli dico: ho i soldi dell’anticipo, compriamoci la moto. La sognavamo da tanto tempo una moto. Poi arrivano la scorta, le minacce. Io volevo essere quello di prima. Mi è scoppiato tutto in mano. Mio fratello non posso più incontrarlo in mezzo alla gente perché nessuno sappia che faccia ha".

Saviano parla anche delle inchieste sul radicamento della criminalità organizzata al Nord: "il Sud è la ferita aperta attraverso cui tutto si fa passare, e il tessuto apparentemente sano è sano perché lì le mafie investono, ma non sparano. La Lega ci ha sempre detto che certe cose al Nord non esistono, ma l’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia racconta una realtà diversa. Dov’era la Lega quando questo succedeva negli ultimi dieci anni laddove ha governato? E perché, adesso non risponde?".

E proprio la Lega gli risponde dichiarando, tramite Roberto Castelli secondo cui "Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al nord, aveva ancora i calzoni corti. Se nulla sa della storia della Lombardia, vada a rileggersi la storia della battaglia che la Lega fece a Lecco a iniziare dal ’93 contro i clan della ‘ndrangheta. Atti amministrativi precisi, fatti concreti".

Polemica anche con Mondadori e con l’editore Marina Berlusconi che qualche giorno fa aveva dichiarato che sarebbe bene non si scrivessero libri che danno una certa immagine dell’Italia: "resterò in Mondadori e Einaudi fino a quando le condizioni di libertà saranno garantite fino in fondo, anche per non lasciare alla proprietà di decidere i libri e le prospettive culturali di una casa editrice che ha una storia gloriosa. La casa editrice sino a ora è stata di chi ha fatto i libri: editor, ufficio stampa, redattori. E’ ovvio che dopo l’attacco di Marina Berlusconi per me molto è cambiato. Devo valutare molti fattori: quanto la proprietà incide sulle scelte, quanto permetterà ancora che ci sia libertà e su alcuni libri si possa continuare a puntare. Marina Berlusconi dice che non si dovrebbero più scrivere libri che danno quest’immagine dell’Italia. Allora, forse, non ha letto Gomorra. In Gomorra racconto storie di resistenza, soprattutto. E’ se stiamo zitti che diamo una cattiva immagine del Paese. Un giorno mi piacerebbe spiegarglielo che raccontare del potere criminale ha significato dire al mondo che non siamo un Paese di omertosi. E che il miglior apporto che si possa dare a un Paese è quello di non nascondere i propri problemi".

Da Marina Berlusconi la risposta immediata: "un editore davvero liberale sa sempre tenere rigorosamente distinte le proprie opinioni personali dalle scelte della sua casa editrice. Vorrei tranquillizzare Roberto Saviano il quale riapre un po’ a sorpresa una polemica tirandomi direttamente in ballo come presidente della Mondadori e costringendomi quindi a ripetere cose che ho già detto. La mia famiglia controlla la principale casa editrice italiana da vent’anni, e la Mondadori, anche se Saviano evoca inesistenti quanto impossibili contrapposizioni tra buoni e cattivi, è esattamente quello che abbiamo sempre voluto che fosse: è la migliore e la più concreta dimostrazione di come noi Berlusconi intendiamo e interpretiamo il mestiere dell’editore. Un mestiere che si fonda su alcuni valori irrinunciabili: il rispetto di tutte le opinioni, la libertà di espressione, il pluralismo. In tutto questo non c’eè alcuna faticosa concessione e niente di eroico. Questi sono gli stessi valori ai quali sono stata educata e che ho visto e vedo mio padre difendere da sempre, valori che ritengo fondamentali non solo nel mio lavoro da editore ma nella mia stessa vita".

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