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11 Dec

Studio illegale di Duchesne

11 febbraio 2009
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Le dissacranti avventure di un avvocato di successo a MilanoSul suo blog si definisce "un professionista serio. Ultimamente non sto molto bene": lui è Duchesne e da un paio di anni tiene un blog, Studioillegale.splinder.com, in cui racconta il mondo degli avvocati milanesi, il loro saperci fare in ogni occasione e il loro doverci saper fare in ogni occasione.

Per questo il libro tratto dal blog, Studio illegale edito da Marsilio, non si discosta molto da blog e mette in piazza il racconto di personaggi cinici, egoisti, superimpegnati a mantenere in vita storie impossibili, tra trasferte di lavoro, escort di lusso, contratti da firmare. E, soprattutto, vite sociali quasi azzerate se non si tratta e parla di lavoro.

Studio illegale di Duchesne racconta così le vicende di Andrea Campi, un giovane avvocato che esercita nella sede milanese del prestigioso studio legale internazionale Flacker Grunthurst and Kropper e si occupa di importanti operazioni societarie per conto dei più grandi colossi industriali.

Andrea lavora fino a notte fonda, mangia pizza e sushi sulla scrivania, vive con un bonsai e parla con il muro. Le giornate scorrono tra pause alla macchinetta del caffè, redazione di contratti e riunioni interminabili, fino al giorno in cui Andrea si trova coinvolto in un nuovo progetto particolarmente delicato. Le responsabilità si moltiplicano, come pure le ore di lavoro e i deliri di un capo sempre su di giri.

È l’inizio di un turbine di eventi e incontri che investe la routine di Andrea spazzandone via certezze ed equilibri. Tra una vita privata sempre più a rotoli e la catastrofe lavorativa incombente, Andrea arriverà a fare i conti con la sua vita, l’unica professione per la quale non ha mai sostenuto un colloquio.

Studio illegale è un romanzo ironico e cinico, dissacrante su una delle professioni più retribuite del mondo e sicuramente la meno adatta a chi non ha polso e soprattutto non ha voglia di ridursi in schiavitù, anche solo psicologica.

Al termine del romanzo resta sempre un dubbio, che è poi quello che resta a chi legge il blog di Duchesne: chi si nasconde dietro questo nickname? E se dietro Duchesne ci fosse, che so, un inserviente che si gode la scena dal di fuori? E se dietro l’autore ci fosse il grande capo in persona?

Chiediamo scusa per l’impertinenza ma inviamo un appello a Duchesne: torna a scrivere sul blog così durante le nostre giornate frenetiche, convulse e iperattive non ci sentiremo più tanto soli e potremo continuare a pensare che, sì, esiste un lavoratore angosciato in ogni parte del mondo…

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