Un uomo di parola di Imma Monsò

Immaginate una giovane donna che si è sempre ribellata all’idea che la vita di coppia non abbia nulla a che fare con l’eros e serva soltanto, come si dice, a fondare una specie di azienda famiglia-casa-figli in cui alle donne non resta che dedicarsi anima e corpo alla discendenza.

Immaginate che questa donna abbia sempre perseguito il Grande Obiettivo.

Complicità e polemica, passione e compassione, la serenità del focolare e l’eccitazione dell’avventura, l’amicizia profonda e l’eros travolgente, le notti stellate e ardenti e il divano con i libri e la pipa accesa sul tavolino, i temporali estivi e la nebbia amica; insomma, l’Amore Assoluto, il grande amore, l’amore totale, difficile, ricco, complesso, fuori dal quale non c’è nulla e oltre il quale non si ha bisogno di nulla.

Perché è tutto lì, nello stesso paniere: la fisica e la chimica, la musica e la logica, la discendenza e la trascendenza. Tutto concentrato in un unico rifugio, tutto sotto lo stesso tetto.

Immaginate poi che in un fatidico giorno della primavera del 1987, questa giovane donna abbia effettivamente raggiunto il Grande Obiettivo e, a partire da quel momento, abbia vissuto anni meravigliosi con un uomo capace di ridere e battersi contro la falsità e la cattiveria del mondo, di recitare poesie, di ascoltare, di fare magnificamente l’amore, di essere tenero e duro quando occorre, e il tutto con irrefrenabile gioia di vivere e leggerezza.

E immaginate, infine, che in un terribile giorno dell’autunno del 2003 tutto questo finisca all’improvviso, che il paniere, il rifugio esploda e non resti più nulla perché un male incurabile si è portato via la persona amata.

Che cosa può fare una donna che è un’operaia della penna se non scrivere, e cercare di attutire il dolore atroce, brutale, strappando un poco alla volta sorrisi all’oscurità?

Opera autobiografica di rara e profonda autenticità, Un uomo di parola ci comunica una verità preziosa e sorprendente oggi: che l’amore che non viene deglutito in pochi anni dalla convivenza, dalla routine, dalla quotidianità, dalla noia, dai gesti già noti, l’amore, insomma, che dura, esiste veramente.

Imma Monsò è nata nel 1959; ha pubblicato nel 1996 il suo primo romanzo, No se sap mai, la cui traduzione spagnola, Nunca se sabe, ha ottenuto il XXI Premio Tigre Juan per la miglior opera prima pubblicata in Spagna nel 1997. Il suo secondo libro, Com unes vacances (1998), ha ottenuto il Premio Prudenci Bertrana di narrativa e il Premi Cavall Verd dell’Associació d’Escriptors en Llengua Catalana come miglior romanzo dell’anno.