Via Ripetta, 218 di Silvia Pingitore

Giulio Perrone Editore pubblica Via Ripetta, 218 di Silvia Pingitore, un romanzo che sfata il mito dei ragazzi di Roma portati in scena da Federico Moccia e rischia di diventare un nuovo caso editoriale.

Via Ripetta esiste realmente ed esiste anche il n. 218; proprio in quel punto c’è un liceo. Artistico. La città è Roma, l’Italia è quella in cui viviamo, confusa e forse non troppo felice.

In questo romanzo si raccontano storie di liceali visti da vicino, niente di oleografico o troppo romantico; niente moto di grossa cilindrata, ma parecchi motorini.

Niente amori eterni ma amori e amorazzi anche molto precari. Queste pagine sono fatte per ridere, per riconoscersi, per stupirsi. Sono fatte per capire, con un ghigno a volte molto caustico, altre perfino malinconico.

La scuola vista da dentro sembra un acquario: in cui si muovono da protagoniste o comparse i Professori, l’Orata, Nasello, la preside Squalo, con le loro storie sghembe, con le loro paure e le loro attese, e gli Alunni, tra equazioni che non tornano mai – come le storie d’amore -, qualche bevuta di troppo, i sabato pomeriggio da riempire, le griffe sui pantaloni, il calcio, i segreti.

Silvia Pingitore è nata a Roma nel 1984. Scrive di libri sul Venerdì di Repubblica. Nel 2004 ha vinto il Premio Moravia per un breve racconto su Roma, nel 2006 e nel 2007 il Premio letterario Poche storie. Suoi racconti sono pubblicati in antologie e riviste. Via Ripetta, 218 è il suo primo romanzo.