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16 Dec

Vorrei star fermo mentre il mondo va di Simone Marcuzzi

dgmag - 16 luglio 2010
16 luglio 2010
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Rodolfo non crede a chi dice che l’adolescenza è spensieratezza e leggerezza. Diciotto anni possono essere tantissimi, abbastanza anche per provare nostalgia.

E mentre tutto attorno corre all’impazzata, amicizie, amori, gelosie, paure, lui si piega su se stesso e si rifugia in quel tempo felice in cui il suo mondo era ancora magicamente intatto.

Quando le persone che amava si amavano, "il suo papà forte come Maciste, che apre i vasetti di olive al primo colpo, e la sua mamma più bella di Miss Italia, che porta ancora i cerchietti con il fiocco di quando aveva sedici anni. Si vogliono bene, è bello".

Quando si era felici tutti insieme, e poi tutti insieme tristi durante le notti magiche di Italia ’90, con Baggio, Schillaci e Caniggia, "il calciatore più brutto del mondo".

Quando la sera al mare si usciva e tutti sembravano più belli e luminosi, col gelato nella mano e il maglione sulle spalle. Il tempo mitico in cui Rodolfo aveva i capelli di quel biondo inspiegabile, "quel giallo splendente che lo abbandonerà presto, scurirà come fanno le banane quando rimangono troppo nel portafrutta e bisogna buttarle".

È un esordio che fa un gran piacere leggere, questo di Simone Marcuzzi, giovane ingegnere friulano. Fa piacere leggere la sua scrittura fresca eppure misurata e la sua capacità di rendere vividi e condivisi i ricordi e le emozioni. Per anni i giovani hanno chiesto di fermare il mondo perché volevano scendere. Rodolfo non pretende così tanto. Vorrei star fermo mentre il mondo va cantano i Baustelle: questo è quello che vorrebbe lui, semplicemente.

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