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17 Jan

Silvio Berlusconi ricorda Paolo Villaggio con una lettera toccante

Gianfranco Mingione - 5 luglio 2017
Gianfranco Mingione
5 luglio 2017
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Silvio Berlusconi ha affidato ad una lunga e commovente lettera pubblicata sul quotidiano Il Giornale il suo ricordo di Paolo Villaggio, l’attore comico morto lunedì mattina in una clinica romana. L’ex premier ha salutato Villaggio definendolo “un uomo libero, categoria così poco diffusa nel nostro Paese”.

Caro Paolo – scrive l’ex premier – ora in cielo starai facendo sorridere gli angeli. Ma a noi, su questa terra, mancherà il tuo modo di prenderti e prenderci in giro, la tua maschera da commedia dell’arte, che sembra ingenua e spensierata ma in realtà inchioda i nostri vizi e le nostre debolezze”.

Orgoglioso di averti avuto nella nostra squadra”. Berlusconi si accoda a quanti, tantissimi, stanno salutando l’attore italiano e confida ai lettori anche di come sia avvenuto l’incontro tra loro due: “Guardando i tuoi film, seguendo i tuoi programmi televisivi, leggendo i tuoi scritti, era difficile non ridere, ma era ancora più difficile non riflettere. Sei stato uno dei protagonisti della TV commerciale, nei primi anni delle mie televisioni. Ci siamo conosciuti così. Lavorare con te era un piacere, e non solo perché le tue trasmissioni, come i tuoi film, assicuravano ascolti altissimi. Era un piacere perché eri un grande professionista, un uomo che conosceva così bene le regole dello spettacolo da saperle innovare, creare nuovi linguaggi, nuovi modi di fare cinema e intrattenimento televisivo. Sono orgoglioso di averti avuto nella nostra squadra”.

Quella volta che strisciasti da me chiamandomi “Sire”. Berlusconi racconta poi un aneddoto che mette in luce anche un difetto di Villaggio: “Non eri privo di difetti. Non userò con te la vecchia regola latina «de mortuis nihil nisi bonum»: hai troppo senso dell’umorismo per apprezzarla. Per esempio diciamo che non eri un modello di precisione. Ma avevi un modo talmente simpatico di farti perdonare che non era possibile arrabbiarsi con te. Una volta avevi mancato una scadenza importante per una produzione, mettendoci in difficoltà, e da contratto rischiavi una multa salata. Non dimenticherò mai quando ti vidi entrare carponi nella mia stanza abbracciandomi una gamba per chiedere perdono con la inconfondibile voce di Fracchia: «Sire, pietà!». Non provai nemmeno a far finta di essere arrabbiato. Non ci fu nessuna multa, anzi finì con un abbraccio. Per certi versi ti sono anzi debitore, soprattutto per i tanti momenti piacevoli nei quali i tuoi film, visti e rivisti, mi hanno fatto sorridere, magari a notte fonda rinunciando a qualche ora di sonno, per recuperare il buonumore dopo una giornata faticosa e difficile”.

Idee politiche diverse nel pieno rispetto dell’altro:Tu ed io – scrive Berlusconi nella sua lettera – non avevamo le stesse idee politiche ma riconosco volentieri che non avevi timori reverenziali verso nessuno. Hai messo alla berlina per esempio la Corazzata Potemkin, un film simbolo dell’ideologia comunista, e soprattutto i tanti conformisti che facevano finta di apprezzarlo, proprio quando l’egemonia culturale della sinistra era assoluta, e ti sarebbe stato più facile accodarti in silenzio. Non ce ne sono state tante, di persone libere come te, in un paese nel quale la satira si fa solo verso chi non costituisce un pericolo. Anche per questo, caro Paolo, da oggi l’Italia senza di te è un po’ più triste”.

(Foto: Secolo d’Italia)

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