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16 Dec

Umbria Jazz 13: Keith Jarrett a luci spente

Gianfranco Mingione - 9 luglio 2013
Gianfranco Mingione
9 luglio 2013
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Quarant’anni è non sentirli proprio. La prima edizione si svolse nel 1973, tra Terni e Perugia, il sud e il nord dell’Umbria, splendido cuore verde d’Italia. Sin dai primi anni decollò come importante palcoscenico d’esibizione dei grandi del genere: George Coleman, Art Blakey, Dizzy Gillespie, Chet Baker e Stan Getz sono solo alcuni dei nomi noti che si sono alternati nel corso degli anni al festival. Per arrivare ai giorni nostri, con sede fissa a Perugia, (a Todi si svolge anche l’edizione invernale), e l’esibizione di contemporanei come Keith Jarrett. E lo spettacolo si personalizza a dir poco.

Niente flash o… vado via! La performance di Jarrett è tutta un programma di moniti: niente luci, niente flash e cellulari silenziosi. A precederlo e a chiedere al pubblico il rispetto di queste regole, è proprio il direttore artistico e fondatore del festival, Carlo Pagnotta, che afferma: “Facciamo parlare la musica”. Neanche fa in tempo a pronunciare queste parole che, all’ingresso di Jarret in scena, partono i flash. E il suo ‘See you later’, un arrivederci senza battere un suono, con tanto di uscita di scena, non si fa aspettare. Per fortuna Pagnotta e il suo manager, dopo ulteriori raccomandazioni al pubblico, riescono a far ripartire il concerto e Jarrett, nonostante i suoi particolari diktat, continua ad incantare i fan. Il suo trio ritornerà in Italia il 16 luglio per far tappa a Venezia.

Jazz, jazz, jazz! La manifestazione è appena agli inizi e per gli appassionati del jazz c’è ancora tanto e tanto altro da gustare per le strade della ammaliante Perugia. Per avere un’idea della varietà e quantità di artisti che si esibiranno fino a domenica 14 luglio, si può visitare la pagina ufficiale del festival. La maggior parte dei concerti sono a pagamento ma, per non cadere in rovina, si può ascoltare della buona musica gratuitamente nella centralissima Piazza IV Novembre o ai panoramici giardini Carducci. Qui, al tramonto, il jazz esprime tutto il suo lato malinconico e romantico.

[foto: europaquotidiano.it]

Gianfranco Mingione

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