Arriva la Dura Lex dei Capone & BungtBangt

Gli strumenti riciclati suonano come quelli veri: è questa la scoperta che risalta dall’ascolto di Dura Lex, il nuovo cd autoprodotto dei Capone & BungtBangt.

Un disco sanguigno, suonato in maniera trascinante, nato con l’intento di toccare tematiche profonde e di forte connotazione sociale, con lo scopo di fare leva sull’impatto emotivo che tali temi possono avere sul pubblico, per cercare di guardarsi dentro.

In questo disco Capone cura anche la produzione artistica, il risultato sono dieci brani realizzati con strumenti impossibili in un mix stilistico attuale, rivolto al futuro, eppure fuori dalle mode; l’ascoltatore, in alcuni casi, avrà difficoltà a credere che a suonare sono solo strumenti realizzati con materiali riciclati, ma così è.

Questo infatti è uno degli obbiettivi che Capone si era prefisso: far diventare i suoi strumenti talmente efficaci da rendere difficile la distinzione rispetto a una normale strumentazione musicale. Tutto per dimostrare che la musica è di tutti e si può fare con poco.

Per superare il falso progresso dell’usa e getta, che ci sotterra di rifiuti per costringerci a comprare ancora e ancora: bisogni indotti per consumatori compulsivi. E allora la Junk Music serve a questo, a bloccare il meccanismo, interrompere il circolo vizioso.

Da dieci anni Capone va in giro con sguardo attento: battere, percuotere e strofinare per suonare quello che gli altri non vogliono più, ma che dentro ha ancora musica. Non riciclare ma riutilizzare, ecco il vero progresso. Aggiustare e scambiare, entrare in relazione, emozionarsi e giocare.

Dura Lex, terzo album della band dopo “Junk” e “Lisca di pesce”, afferma un’idea, un suono, una filosofia, la voglia di dare una visione trasversale della musica che ha lo scopo di unire suoni forti e semplicità, in un mix di stili che vanno dalla techno fino al pop, passando per il funky, il reggae, l’afro.

Dopo dieci anni di ricerca, la strumentazione è stata perfezionata: la Mazzarra (chitarra fatta con pezzi di parquet), il Basso da Ponte (basso fatto con parquet, piastre di ferro riciclato, catarifrangenti stradali) e la Buatteria (batteria di bidoni della spazzatura, fusti metallici e ferraglie di ogni genere) sono ormai strumenti che si stenta a credere fatti con materiali di risulta.

A questa solida base vanno aggiunti altri pezzi unici: la Scopa Elettrica (una comune scopa, la Pippo per intenderci, con un elastico da sarta come corda), l’oramai collaudatissimo Scatolophon (una scatola di polistirolo con un elastico da ufficio), la Scatulera (una contenitore per gelati in polistirolo con elastici), il Tubolofon (parti di tubi da grondaia intonati) e altre decine di oggetti/strumenti che colorano i brani in maniera assolutamente personale. Una novità nelle scelte di Capone è stato l’utilizzo di tastiere giocattolo, pianole di fabbricazione cinese prese in prestito da figli e nipoti.

Per quanto riguarda i testi, Capone fa riferimento all’umanità nella sua assolutezza, con una forte connotazione per la realtà sociale del sud del mondo, a partire da Napoli. Niente slogan, ma il racconto di un tempo che corre veloce, lasciando dietro chi non riesce a tenere il passo dei primi del mondo. Ma anche sogni, passioni, affetti, la gioia che esplode in una danza frenetica, la rabbia e la vitalità di chi racconta un microcosmo che pulsa.

Forse il sottotitolo di “Dura Lex” potrebbe essere proprio “non si può vivere senza avere un sogno” (frase del brano “Parafulmine”) e il termine sogno in Capone ha l’accezione di ‘ideale’, unico vero motore delle azioni di un’umanità migliore.