Brett Anderson torna con Wilderness

Brett Anderson, classe 1967, uno dei volti più amati di una stagione estinta che tutti oggi sembrano rinnegare.

Correvano gli anni ’90 e, a giustificare un’inaspettata rinascita del pop-rock inglese (ricordiamoci che in quegli anni oltreoceano impazzavano Nirvana, Alice In Chains e Pearl Jam) qualche giornalista si inventò il termine brit-pop.

Ora tutti storcono il naso a pensare a quel calderone informe (Blur, Oasis, Pulp e compagnia bella), e Brett Anderson, un tempo carismatico frontman dei Suede, non è da meno: "Il britpop è orribile", avrebbe infatti dichiarato nelle più recenti interviste.

Interviste rilasciate in occasione dell’uscita del suo nuovo lavoro da solista, che segue di un anno esatto Brett Anderson, l’esordio omonimo del cantante inglese.

E se appunto il primo lavoro risultava un po’ farraginoso, autocompiaciuto e a tratti persino stucchevole, in Wilderness – questo il titolo del nuovo album, Anderson appare più maturo e sicuro di sé.

Forse il miglioramento è dovuto anche al fatto che nello scorso anno è stato quasi sempre in tour, impegnato in live per pochi intimi nei quali si è esibito con le canzoni da solista ma anche con le vecchie glorie dei Suede. Durante il tour il musicista londinese ha aggiustato il tiro, e ha capito un po’ meglio quello che vuole esprimere e come vuole farlo.

Il risultato è un album come Wilderness che con le sue nove tracce (A different place, The empress, Clowns, Chinese whispers, Blessed, Funeral mantra, Back to you, Knife edge, P. Marius) risulta così omogeneo e lineare da sembrare quasi una suite di musica classica composta di varie parti e movimenti.

Gli strumenti sono ridotti al minimo, e constano per lo più di chitarra acustica e pianoforte e del violoncello di Amy Langley, tesi a fondersi in un sussurro dolce e ovattato, poco invadente, che accompagna la voce di Anderson, mai così profonda e matura.

I pezzi sono tutti estremamente delicati e intimistici, pur senza troppe pretese e senza mai andare troppo in profondità: per questo Wilderness è il disco perfetto per l’autunno che avanza, un delicato sottofondo mentre dalla finestra si guarda il freddo incalzante.

Una segnalazione: uno dei momenti più felici del lavoro, insieme alla godibile Funeral Mantra, è il brano Back To You, in cui Anderson duetta con la cantante e attrice transalpina Emmanuelle Seigner, moglie del regista Roman Polanski e interprete di film come 8 Donne e un Mistero.