Cindy Lauper torna con Bring Ya To The Brink

Sicuramente ve la ricordate tutti, con i capelli color carota, le labbra di un rosso fiammeggiante, vestita come un’artista da circo, con tulle, sbuffi e colori sgargianti.

La vedete mentre canta una delle canzoni più belle e spensierate di sempre: Girls Just Wanna Have Fun.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e oggi quella ragazza ribelle e anticonformista è diventata una splendida cinquantacinquenne, che non ha perso per nulla lo smalto di allora e non vuole assolutamente essere relegata in un angolo.

Per questo Condy Lauper, che nel corso della sua fortunata carriera ha venduto qualcosa come 75 milioni di copie, ha dato alle stampe un nuovo lavoro dal titolo più che eloquente: Bring Ya To The Brink, ovvero la promessa di condurre chi lo ascolta fino al limite.

Bring Ya To The Brink è un album dance che in America e Giappone ha già venduto milioni di copie; un disco godibile e piacevole, anche se più che una prova di maturità artistica sembra essere uno spassionato divertissement che neanche lontanamente è in grado di raggiungere i fasti della cretività del passato.

Il primo singolo, Same Ol’ story ha una bella melodia avvincente ed è andato benissimo in termini di vendite (carino anche il videoclip), ma il brano sicuramente più interessante si intitola Into The Nightlife, è ritmatissimo e danzereccio e, pensate, è ispirato a Henry Miller (autore di un libro che ha proprio questo titolo) e a Lawrence Ferlinghetti.

L’ultimo lavoro di Cindy Lauper è un disco invitante e piacevole, che ti trascina coi suoi ritmi incalzanti e non ti fa mai smettere di ballare, un disco che già dalla copertina ti cattura, con quelle scarpe rosse che stregano e ricordano che gli anni che abbiamo non sempre coincidono con quelli indicati sulla carta d’identità.