Da solo, l’ultimo lavoro di Vinicio Capossela

Vinicio Capossela è tornato, a due anni di distanza dall’ultimo album Ovunque Proteggi, con un nuovo lavoro discografico, Da solo, nei negozi dal 17 ottobre.

La track list dei dodici brani subito dà il via alle danze con il singolo promozionale: Il gigante ed il mago, un assaggio di reminiscenza per l’ascoltatore, un brano in perfetto stile caposseliano per ricordare quelle sonorità di personaggi un po’ burli e circensi da “paese delle meraviglie”.

In Clandestinità e Parla piano, invece, si snodano più lungo una linea morbida, un flusso di suoni rilassanti e simpatici con l’aggiunta di ritmi di batteria non aggressivi, ma sempre d’atmosfera soft (per il primo) e un filo di malinconia (per il secondo).

Una giornata perfetta è il prologo ad una immaginaria seconda parte dell’album che dona un’aspetto frizzante al disco; in effetti, questa traccia si conclude con un motivetto tip tap in stile anni trenta che salta alla mente con l’immagine di I’m singing in the rain.

Il paradiso dei calzini è una ninna nanna che ha un legame ritmico di base con la prima track di apertura, ma che assembla un elegante insieme di suoni compatti tra loro: fisarmonica, piano, archi e glockenspiel.

Con Sante Nicola, Vinicio ritorna un po’ ancora sul suo stile lento privilegiato immergendosi con il suo pianoforte, accompagnato, ancora una volta, dall’eleganza degli archi utilizzati in tratti dolci e d’atmosfera.

È sorprendente la similitudine di motivi conduttori che lega Vetri appannati d’America con Dove è che siam rimasti a terra Nutless, traccia del penultimo album del 2006, Ovunque Proteggi; quasi a dimostrare una filosofia sonora ridondante tipica caposseliana: si comincia con una lenta e mestizia melodia per giungere, improvvisamente, a un incalzante motivo che stravolge il filone mellifluo precedente sfociando in un “urlo” implorante : “Dio salvi l’America!”con cori femminili di sfondo.

Verso la fine dell’album, Vinicio si dedica ad una parte quasi “tangata”: Dall’altra parte della strada, molto simile al lamento di fondo di una morna, in una sofferenza di suoni che fanno da contorno ad una sofferenza amorosa implorando, “Non ho più avuto amore, vivo solo per te”. Se il ritmo da danza messicana è un po’ blando in Dall’altra parte della strada, in La faccia della terra le influenze latino-americane esplodono con alcuni tratti di chitarre ritmate.

I rimandi religiosi spesso presenti in Ovunque Proteggi, ricompaiono anche in questo lavoro discografico nel quale la religione è vista come legame di speranza cui ci si affida (soprattutto per i soldati)  nei periodi sofferenti delle guerre, recepiti in Vetri appannati d’America e Lettera ai soldati.