Gli Editors in Italia come spalla dei REM

Gli Editors, promettente band di Birmingham composta da Tom Smith (voce, chitarra, piano), Chris Urbanowicz (chitarra), Ed Lay (batteria) e Russell Leetch (basso), sono sicuramente una delle più belle sorprese che il panorama musicale degli ultimi anni ci abbia riservato.

E se in Italia li si conosce ancora poco (nonostante in marzo i loro due concerti di Milano e Rimini abbiano registrato il sold out con un pubblico di circa 5.000 persone), all’estero, soprattutto nella patria Terra d’Albione, sono già molto amati e popolari, al punto che una band come i REM (che spesso durante i live propone una cover della loro canzone Munich) li ha voluti come gruppo spalla per il loro tour.

E così eccoli qui, in Italia, per altre attesissime date di fuoco, ad accompagnare i REM, uno dei gruppi rock più importanti degli ultimi 20 anni. Ieri sera hanno suonato a Perugia, stasera saranno all’Arena di Verona, il 23 al Neapolis, il 24 a Udine e il 26 all’Arena Civica a Milano.

Con un’eccezione: il 25 luglio terranno un concerto soli soletti, senza REM, per il loro pubblico, alla Fortezza da Basso di Firenze.

Per chi li ha già sentiti, la speranza è che abbiano nel frattempo acquisito più sicurezza e padronanza sul palco. Infatti la sensazione che si era percepita lo scorso marzo era che la band riproducesse fedelmente e pedissequamente le canzoni così come sono registrate nel disco, senza guizzi improvvisi o rielaborazioni ardite, forse manchevoli di un pizzico di coraggio in più.

 

La cosa, considerando la giovane età del gruppo e dei suoi componenti, è assolutamente perdonabile. Basta poi ascoltare gli album registrati finora, The Back Room e An End Has a Start, per assolverli da ogni peccato: sono infatti lavori davvero molto intensi ed emozionanti, e non è un errore ricorrere a un aggettivo semplice come "belli".

In particolar modo An End Has a Start è un disco molto maturo e introspettivo, a tratti lirico e cupo, che affronta tematiche delicate come la morte e la perdita.

Con la voce profonda di Tom Smith, capace di evocare quelle dei padri della new-wave Ian McCulloch deli Echo and the Bunnymen e il più malinconico Ian Curtis dei Joy Division, gli Editors costruiscono muri di suoni e melodie che si alzano incessantemente fino a toccare il cielo ed esplodere in mille frantumi sonori. Il risultato sono delle canzoni cupe, piene di interrogativi, e con una sola risposta – la dolcezza – a lanciare il suo fioco ma rassicurante raggio di luce.

 

Si tratta di pezzi che potrebbero tranquillamente diventare tutti dei singoli di successo.

L’appello è accorato: per chi ancora non li conosce questa è l’occasione giusta per entrare nel magico mondo darkeggiante della musica degli Editors.