I milanesi ammazzano il sabato degli Afterhours

Sono passati quasi dieci anni dalla prima volta che sentii gli Afterhours live. Era l’11 luglio 1999, stadio Dall’Ara, Bologna, unico gruppo italiano ad aprire il concerto dei R.E.M. In maggio era uscito il loro album Non è per sempre, il quinto della band formatasi a Milano nella seconda metà degli anni ’80.

Energico, intenso, viscerale: così è stato quel concerto dell’ormai lontano 1999. Ed ho percepito la stessa intensità in piazza San Giovanni in Laterano, a Roma, quando gli Afterhours sono saliti sul palco del concertone del 1° maggio, per suonare le loro canzoni, vecchie e nuove, confermandosi, ancora una volta, una delle migliori band dell’alternative rock italiano.

Il 1° maggio è stata la giornata preludio all’uscita del nuovo album, in vendita dal 2 maggio su etichetta Universal, dal titolo I milanesi ammazzano il sabato e al tour di promozione che vedrà impegnati Agnelli e soci a partire dalla data di uscita del disco.

Il titolo dell’album, composto da 14 tracce, nasce come tributo al quasi omonimo titolo del libro di Giorgio Scerbanenco I milanesi ammazzano al Sabato e condensa il rapporto di odio-amore che la band ha con la propria città.

Gli Afterhours (il nome è un omaggio all’omonima canzone dei Velvet Underground) confermano la loro voglia di sperimentare e di creare qualcosa di nuovo, di non omogeneo, rimanendo però fedeli ad un suono fatto di chitarre distorte, di silenzi seguiti da frastuono elettrico e schizofrenico tipico di uno stile trasversale, difficile da definire. Il nuovo disco, arricchito da un inedito uso dei fiati, vede la collaborazione di illustri nomi del panorama musicale internazionale e nostrano, tra i quali Brian Ritchie (Violent Femmes), John Parish (P.J. Harvey) e Cesare Malfatti (La Crus).

Un nuovo viaggio è iniziato dunque per la band milanese, reduce dai successi internazionali ottenuti dalla pubblicazione in inglese di Ballate per piccole iene che ha esportato una delle realtà più vive e interessanti del nostro panorama musicale all’estero.

A dimostrazione del fatto che la musica italiana non è solo certa musica "leggera", melodica e poco impegnata e sarebbe bello che anchelontano dai nostri lidi risuonasse forte l’eco del nostro rock più trascinante.