Il Genio, la versione elettro-pop dei Baustelle

Il videoclip inizia, si tratta di Pop Porno (che già il titolo è tutto un programma), primo singolo tratto dal nuovo album del duo Il Genio dal titolo omonimo.

E’ inquadrato il mezzobusto di una donna (di Alessandra Contini, voce e basso del gruppo), indossa una camicetta bianca, i capelli sono un caschetto corvino con frangetta: è la Uma Thurman di Pulp Fiction, sì, è proprio lei, perché ora accenna dei passi di twist al suo compagno (l’altra metà de Il Genio, l’autore e tastierista Gianluca De Rubertis, già Studio Davoli).

Un attimo, l’inquadratura si allarga, la cantante indossa una gonna, ora è la Anna Karina di Bande A’ Part di Godard… E se invece fosse la parodia ironico-maliziosa di un manga giapponese in divisa scolastica? Che confusione…

Poi però si ascolta questo inusuale disco (per il mercato italiano) edito dalla giovane Disastro Records, costola della Cramps Music e, a proposito di Geni(o), Eureka!, si scopre che le canzoni incarnano un po’ tutte le immagini evocate da quel videoclip.

Di Pulp Fiction, per esempio, ritroviamo l’attitudine cinefila e citazionista tipica tarantiniana in pezzi come L’Orrore, ispirata al cinema b-moviano di Mario Bava, o Gli Eroi Del Kung-Fu. Anna Karina, invece, incarna un tipo, la donna francese dolce come una bambina ma sensuale e ammaliatrice come un’incantatrice di serpenti, modello per una generazione di chansonneuse transalpine degli anni ’60, da Jane Birkin a Françoise Hardy.

 

La Contini esprime con un sussurrato lolitesco i testi delle canzoni (Carlà, rassegnati: non sei più sola), fa il broncetto delle ragazze francesi, accenna mosse yè-yè. E il manga allora? Beh, la sola cover del disco (interpretazione pop della Patetica di Ludovico Van a parte) è Una Giapponese A Roma di Momus, in cui la voce di Alessandra Contini è praticamente indistinguibile rispetto a quella della versione originale, in cui la nipponica Kaimi Karie si profonde in un elenco di luoghi comuni sugli italiani e su Roma.

Lasciatevi trascinare dalle note di questo disco fresco e leggero dai testi talvolta irriverenti ma mai banali o scontati, sempre molto ricercati ed elaborati.

Il Genio, con la loro indole e ispirazione smaccatamente sixties, per sonorità, evocazioni, autorialità e immagine sono un po’ la versione elettro-pop dei più famosi Baustelle (che qualche anno fa, appunto, cantavano Arriva Lo Yè-Yè).

Forse, come naturalmete è molto facile che sia trattandosi di un disco d’esordio, quà e là si possono rintracciare sbavature, imperfezioni o ridondanze; tutte "colpe" perdonabilissime, dacché il disco ha il merito, oltre che di essere trascinante e intelligente, anche di rappresentare una notevole alternativa nel panorama musicale nazional popolare (che termine orribile!), ritagliandosi e pappandosi la sua fettina di torta nel mercato italiano.