Kaki chi?! Kaki King!

A vederla così sembra uno scricciolino, tanto tenera e carina, con quel caschetto nero sbarazzino. Dovete però sapere che Kaki King, al secolo Katherin King, è considerata una delle migliori chitarriste della sua generazione, paragonata dalla critica nientemeno che a Michael Hedges per il suo magistrale fingerpicking.

Che dire poi del suo invidiabile curriculum?

La King, a poco più di vent’anni, può vantare collaborazioni eccellenti: è abbastanza citare Marianne Faithfull, David Byrne e Mike Gordon?

E non finisce qui: Sean Penn l’ha voluta per alcuni pezzi strumentali della colonna sonora della sua meravigliosa pellicola Into the Wild (ricordiamoci che gli altri pezzi sono stati composti da Eddie Vedder dei Pearl Jam) e, sempre a proposito di film, Kaki King ha curato le musiche del lungometraggio americano August Rush, nelle sale cinematografiche in questo periodo (il film narra la storia di un bambino prodigio virtuoso chitarrista, e in alcune scene le abili mani della King fungono addirittura da "controfigura" a quelle del piccolo interprete).

E un po’ enfant prodige lo è anche lei, dal momento che ha già all’attivo 5 dischi, di cui un paio pubblicati dalla Epic/Sony.

 

Il 2008, però, vuole essere l’anno della svolta: la King torna a registrare con un’etichetta indipendente, la Velour, e il suo unico obiettivo è quello di svincolarsi dall’immagine della chitarrista tutta virtuosismi e tecnica. Kaki King vuole dimostrare di avere anche cuore e abilità autoriali: prende le distanze dai modelli che le hanno sempre affibbiato (in primis Michael Hedges e Ani Di Franco) e dà alle stampe "Dreaming of Revenge".

L’album è stato realizzato insieme al produttore Malcolm Burn e presenta al suo interno delle piccole perle di acoustic pop music.

Al microfono la King ha una voce suadente e di velluto, è una sorta Cat Power meno soul, una Carla Bruni più cattiva.

 

E se cede ancora al "chi fa da sé fa per tre" suonando tutti gli strumenti (percussioni, lap steel, keyboards e ovviamente le immancabili chitarre – acustiche e elettriche) in molti dei brani, dall’altra parte lascia meno spazio agli assoli e ai pezzi solo strumentali.

Dreaming of Revenge ci riporta delle gradevoli canzoni pop dall’incedere carezzevole e romantico che, a tratti, ci riporta persino agli Smiths dei tempi migliori.