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14 Dec

Londra, una mostra per Amy Winehouse

Gianfranco Mingione
4 luglio 2013
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Nell’Olimpo delle star giovani. Sono già passati due anni dalla morte, a soli ventisette anni, della cantante Amy Winehouse, una delle voci giovani del soul bianco. Il suo debutto nel 2003 con l’album “Frank”, il successo internazionale nel 2007 con il secondo albumBlack to Black, con il quale vinse cinque Grammy Awards, e una vita sempre sul filo del rasoio, con problemi legati al disordine alimentare e  all’abuso di alcol e droga. Una donna che sul palco appariva forte e che, invece, viveva di tragiche debolezze, come proprio lei stessa ammise nel 2006 al giornale inglese Mirror: “Un po’ di anoressia, un po’ di bulimia. Non sono del tutto a posto ma credo che nessuna donna lo sia” (fonte Mirror).

La sua vita oltre il palco in mostra. Ma la vita di Amy era anche fatta di luci, speranze, sogni che accompagnano tutti i giovani nelle loro aspirazioni. La sua famiglia, attraverso la Amy Winehouse Foundation, ha deciso di organizzare una mostra al Jewish Museum di Camden, a Londra, con l’intento di aiutare le persone che soffrono dell’abuso di alcol e droga. La curatrice, Elizabeth Selby, spiega: “Non vogliamo entrare nei dettagli, vogliamo solo mostrare un altro lato di lei, quello che la gente non ha mai visto prima”. Un lato, tanti lati: la domanda di ammissione che presentò alla Sylvia Young Theatre School, quando sognava di fare la cantante, i vestiti indossati sul palco, i suoi dischi preferiti e quelli incisi durante la sua carriera, i libri, le foto ricordo di famiglia. Oggetti che parlano di quotidianità, di vita da continuare a vivere e che, troppo presto, Amy ha deciso di interrompere.

[foto: Razvan Iosif / Shutterstock.com]

Gianfranco Mingione

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