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12 Dec

Manifesto abusivo di Samuele Bersani, recensione

2 ottobre 2009
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A più di tre anni da L’Aldiquà, Samuele Bersani torna oggi con una vera e propria perla d’autore: Manifesto Abusivo è un urlo potente, come lo scatto rubato ritratto in copertina, che la dice più lunga di tante spiegazioni.

Undici nuovi brani in cui il musicista fotografa di canzone in canzone, in maniera nitida e visionaria, le emozioni degli altri partendo proprio dalle sue confessioni, con un linguaggio spiazzante e una forza poetica di rara modernità.

Ma è evidentemente la musica il centro esatto da cui decollano le sue parole e Manifesto Abusivo si presenta come un disco melodicamente anomalo rispetto al panorama musicale nostrano: non ha niente di italiano negli arrangiamenti e nelle sonorità.

L’antipasto dell’album è arrivato a fine luglio con Ferragosto, versione inedita e felicemente ispirata del brano scritto a quattro mani con e per Sergio Cammariere nel 2004 mentre l’11 settembre è uscito in radio il primo vero inedito, Un periodo pieno di sorprese, che senza fronzoli racconta sia dei postumi ancora dolorosi di una rottura sentimentale sia dell’istinto di mettere un punto fermo per ricostruirsi e dell’impegno necessario per riuscire a evadere da un labirinto mentale, guardandosi avanti.

Con parole dirette, spiazzanti e impregnate di ironia in Pesce d’aprile, Bersani si immerge nel barattolo delle assurdità reali che dominano il nostro tempo e ne esce con un affresco fulminante sul rapporto che ormai abbiamo con le notizie e con la verità tradotta dall’informazione, tanto da far sembrare la realtà un grande agghiacciante scherzo.

E’ invece ambientata nei primissimi anni ’80 Lato proibito, una ballad legata al filo dei ricordi, polaroid cantate del passaggio di un bambino dall’infanzia all’adolescenza.

A Bologna è la vera canzone d’amore dell’album, una lettera d’amore scritta e cantata tutta d’un fiato al ritmo di 130bpm; un brano scritto per la sua città adottiva della quale, senza censure creative, denuncia la profonda trasformazione degli ultimi anni, le restrizioni, i divieti, le paure dei cambiamenti,

Anche Robinson Crusoe non è da intendere come una rilettura del naufrago più famoso della letteratura; l’icona Robinson serve al cantautore per parlare della sindrome da naufragio di massa, la difficoltà che molti hanno oggi  di trovare un orizzonte che non sia di cartapesta o di marzapane.

"La pioggia bagna i freni / e aspetta di arrugginirli bene / poi se ne va e a metà della discesa nasce un assolo di Miles Davis" è l’incipit surreale di Manifesto abusivo, canzone che dà il titolo all’album; sulla musica, dall’apparente schema fisso della melodia, c’è un testo visionario e libero da recinti, a tratti futuristico, la cui ispirazione è nata in maniera piuttosto originale.

E’ invece dall’interno di una “capsula spaziale lanciata per auto esplosione” che l’astronauta protagonista di Valzer nello spazio analizza gli ultimi stralci di una relazione arrivata al capolinea, anche per l’intromissione di un alieno; un viaggio interstellare a metà tra il desiderio di dimenticare e quello di tornare indietro.

Unico brano dell’album non firmato da Bersani ma dal cantattore Angelo Conte è Ragno, un surreale dialogo tra l’inquilino di un appartamento, a cui dà voce Bersani, e un ragno, interpretato con uno spiccato romanesco dall’autore, che tesse con costanza la tela nell’angolo di una stanza, senza aspettative e velleità: una riflessione amara sulla fragilità della condizione di artista.

Le difficoltà di manifestare e vivere i propri sentimenti tornano in Fuori dal tuo riparo, il particolarissimo ritratto di una ragazza che Samuele confessa di aver seguito per alcuni giorni, incuriosito dall’aria sognante e dalla costanza con cui attaccava i suoi bigliettini sulle bacheche e sui muri universitari.

In esclusiva solo su I Tunes, la versione piano e voce de Il bombarolo di Fabrizio De Andrè, registrata istintivamente da Samuele e Stefano Bollani durante un loro recente incontro in studio.

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