My Brightest Diamond in arrivo in Italia

New York è sempre New York, e non smette di viziare ed abituare bene i palati più fini, continuando a sfornare artisti eclettici e interessanti, artisti con qualcosa da dire che sanno come dirlo, artisti per cui la parola "artista" può essere usata senza peccare di esagerazione.

E’ il caso, questa volta, della cantautrice My Brightest Diamond, al secolo Shara Worden.

Un curriculum invidiabile, la ragazza, prima di tutto genetico: i genitori erano dei musicisti che hanno praticamente girovagato il mondo trascinandosi dietro la figlioletta: un imprinting notevole, non per tutti. Dopodiché la nostra, con le idee belle chiare e tanta determinazione, si è diplomata alla Texas Woman’s University in canto classico, ha imparato a suonare un numero imprecisato di strumenti, e ha iniziato la difficile strada della musica.

Il primo passo è stato quello di autoprodursi un album, in Russia per intenderci, il secondo quello di collaborare e dividere il palco con altri artisti, facendosi ossa e gavetta dal vivo. Ma se pensate che i suoi "colleghi" di palco fossero il gruppo dell’oratorio o la cover band del liceo state sbagliando di grosso: la Worden ha lavorato con gente del calibro di Padma Newsome, celebre compositrice australiana, con The Decemberists e con gli Illionoisemakers.

Ora i tempi sono maturi per sentirla dal vivo anche noi, piccolo ma caloroso pubblico italiano: l’occasione si presenterà – unica – il 29 settembre, quando My Brightest Diamond salirà sul palco del MusicDrome di Milano. In quest’occasione Shara presenterà la sua ultima fatica (un vero travaglio durato due anni) A Thousand Shark’s Theet, e non mancherà di riproporre i pezzi degli album precedenti, Bring Me The Workhorse e Tear It Down.

E se i primi lavori erano di un rock duro e tirato, graffiante fino a sfiorare il punk, facendoci credere di trovarci di fronte alla reincarnazione della PJ Harvey degli esordi, ecco che My Brightest Diamond ci sorprende con questo nuovo disco.

A Thousand Shark’s Theet propone degli arrangiamenti assolutamente ricercati e raffinati, tanto da rasentare la perfezione; nel suo sound confluiscono un incredibile numero di sonorità: dai prevedibili archi e fiati, vista l’ariosa struttura dei componimenti, fino agli inusuali xilofono e marimba, per un totale di circa una quarantina di persone coinvolte nella realizzazione dei pezzi. Il resto lo fa la voce di Shara che, proprio quando pensavamo di averle sentite tutte, arriva con la sua acutezza cristallina a scioglierci il cuore.