Ode to J. Smith, il ritorno dei Travis

Se dovessimo identificare l’ultimo album dei Travis con la prima sonorità che ci salta in mente, penseremmo sicuramente a quella della chitarra elettrica!  Ode to J. Smith è un ensamble musicale di sano rock che ha riportato in auge il modo energico di fare musica della band scozzese.

La sensazione che subito balza alle orecchie, è quella di una stesura di getto del disco: registrazione decisa e naturale senza troppi giri complicati di tracce che danno quel tocco di spontaneità che solo l’arte pura può comunicare.

Fran Healy (voce) e compagni hanno creato, a distanza di un anno dall’ultimo lavoro, un’operetta precisa e certamente diversa dalle vecchie tradizioni “travisiane” un po’ più lente e simili tra loro.
La pista della track list si apre con la fluidità di Chinese Blues che fa da preambolo lineare al resto del lavoro di Ode of J. Smith.

Dopo un intro abbastanza standard, i Travis hanno scelto subito di introdurre una traccia che, per le sue caratteristiche tecniche e ritmiche, spicca tra le altre: J. Smith si presenta come un perfetto accordo di suoni tra una parte elettronica/rocckeggiante ed un divenire mellifluo che raggiunge pian piano l’apoteosi con coretti quasi lirici che ricordano una certa tendenza dei signori Queen, in particolare un po’ “Innuendiana”.

Si continua con Long Way down, perfetta scarica ritmica, ed il singolo di lancio Something Anything, sicuramente senza particolari tecnici rilevanti ma definibile come uno di quei brani di apertura che preparano le orecchie al suono costante di tutto l’album: la chitarra rocckeggiante.

Ecco che cominciano improvvisamente ad abbassarsi i toni, con Broken Mirror che apre una immaginaria seconda parte dell’album, una parte dall’anima meno aggressiva e più melodica che a tratti, in alcuni brani come Friends, ricorda lo stile nostalgico di certe sonorità country americane con spolverate rock anni settanta.

La chiusura melanconica, dopo un’apertura superenergica, era di rito. La responsabilità è affidata a Before you were young, in leggero stile filo U2 che conclude questo lavoro discografico, come in un film da lieto fine.