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Pussy Riot: nuovo video contro i pozzi di petrolio di Putin

LaRedazione
18 luglio 2013
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Le performers russe, nemiche giurate di Putin e del Cremlino, stavolta se la prendono col business del petrolio, provando di nuovo a scuotere le coscienze popolari.

Le Pussy Riot tornano in pista, e lo fanno con “Like a Red Prison“, nuovo video musicale contro i pozzi di petrolio installati da Putin in Russia, nuovo sfregio ambientale al territorio secondo la controversa band al femminile. Di loro si è parlato a lungo, si tratta senz’altro di uno dei collettivi pop punk più impegnati del pianeta, soprattutto rispetto alla zona nella quale si rapportano. La Russia di Putin è infatti diventata negli anni un paese ricco di contraddizioni, culla di un boom economico senza precedenti, ma anche di profonde diseguaglianze sociali, e di un incontrollato sviluppo economico e industriale spesso sordo ai diritti dei lavoratori e dell’ambiente. Non per niente, le performance delle Pussy Riot, spesso intrise di elementi di protesta, sono state spesso malviste dal governo russo, tanto che alcune delle protagoniste della band sono state anche processate e condannate (per due componenti la pena è stata di due anni di reclusione) per vilipendio dopo uno show dai forti contenuti anti – governativi allestito nella cattedrale di Mosca.

Insomma, in Russia se le Pussy Riot si muovono, la notizia e molto spesso anche lo scandalo sono assicurati. Non sarà da meno l’ultimo video, nel quale come sottolineato il precedenza, il collettivo se la prende contro il business del petrolio, ormai fuori controllo nel far west economico ed industriale della Russia di Putin. Anche se alcune performance sono state imitate anche con una certa precisione, il nuovo video che circola in rete sembra autentico. Le Pussy Riot si esibiscono sullo sfondo di un oleodotto, denunciando quelli che vengono chiamati letteralmente i bastardi dei pozzi di petrolio, e nel pezzo viene citata anche la questione relativa a Mikhail Khodorkovsky, ricco magnate del petrolio russo che ha pagato caro il suo ruolo di dissidente verso Putin e il Governo, vedendosi in pratica confiscato il suo patrimonio e le sue piattaforme che sono state nazionalizzate in blocco. Ma partendo dall’universo petrolifero, in questa loro ultima fatica artistica le Pussy Riot toccano diversi temi dell’attualità russa, dal processo al capo dell’opposizione Navalny, che secondo le performers in passamontagna colorato finirà col subire una dura condanna a causa di un processo iniquo, fino al ricordo del presidente venezuelano Hugo Chavez, recentemente scomparso ma secondo le Pussy Riot destinato a vivere per sempre.

Insomma, ruvido punk rock, ribellione e parole al vetriolo: gli ingredienti che hanno reso le Pussy Riot famose ci sono tutti, vedremo se anche questo video scatenerà dure reazioni da parte del Cremlino.

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