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18 Dec

Ami la musica? Il 20 aprile è il “Record Store Day”

Michele Antonelli - 11 aprile 2013
11 aprile 2013
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Il 20 aprile sarà “Record Store Day”, la giornata mondiale nata per difendere i negozi di dischi, che si celebra in tutto il mondo ormai da sette anni ed è sostenuta da molte stelle internazionali della musica.

Da fervente animalista e nel contempo iper malato di musica, ritengo che se si producono campagne di sensibilizzazione per antilopi africane e scoiattoli rossi, debba esser fatto lo stesso anche per questi preziosi luoghi di cultura e socializzazione che, al pari degli splendidi quadrupedi di cui sopra, rischiano la completa estinzione.

Prima circondati dalle grandi catene di distribuzione, poi trucidati dagli mp3, dal download selvaggio e ora dagli accordi fra servizi di streaming online e majors, i negozi di dischi semplicemente non ci sono più, o versano in condizioni deprimenti.

Così, per la prima volta quest’anno, il “Record Store Day” sbarca in maniera organica anche in Italia, colpita al pari degli altri paesi da questa morìa; senza alcun orgoglio vintage, ma piuttosto con la certezza che questi negozi facciano bene alla musica e non solo.

Il leader dei Litfiba Piero Pelù, intervistato dal magazine online RollingStone, pensa che: “I negozi di dischi sono come le librerie: ci girano dentro le persone giuste, le idee giuste, gli oggetti giusti. Chiudere i negozi di dischi allora vuol dire chiudere con la musicadi questi Record Store Day ne andrebbero fatti almeno dodici all’anno: questo porterebbe i ragazzi e le ragazze a frequentare di nuovo i negozi di dischi; e se noi italiani ritrovassimo questa abitudine, non sarebbe affatto un male…”.

Maggiori informazioni sui negozi che hanno aderito alla manifestazione si possono trovare sul sito  ufficiale dell'evento.

Per il resto, se vogliamo sostenere l’iniziativa, ci basterà recarci nel vecchio negozietto di dischi nel quale magari andavamo da bambini e, come allora, metterci a spulciare fra gli scaffali impolverati chiedendo informazioni al commesso che, senza ricorrere a Wikipedia, ci elencherà soddisfatto la prima formazione dei The Who come fosse quella dei mondiali di Bearzot.

Michele Antonelli

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