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Sanremo 2011 terza puntata: video del monologo di Roberto Benigni

dgmag - 18 febbraio 2011
18 febbraio 2011
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Terza puntata degna delle migliori occasioni quella del Festival di Sanremo 2011 di ieri con la presenza sul palco di un Roberto Benigni che ha letteralmente travolto l’Ariston con la sua lettura della nascita dell’inno di Mameli e con la sua ironia sottile e dissacrante.

Roberto Benigni è arrivato su un cavallo bianco e con un Tricolore in mano passando attraverso le poltroncine del teatro e dopo aver gridato "Viva l’Italia" è salito sul palco per dedicare un monologo alla storia dell’Inno di Mameli.

Chiaramentesi è trattato di un monologo che ha raccontato molto dell’attualità intrecciando storia, filologia, attualità dichiarando di essere "lieto di essere qui con Morandi, persona straordinaria, uno stile memorabile… Lui è lì, con la sua calma. Intorno può accadere di tutto e lui non reagisce. Gli possono fare dei soprusi, e lui non reagisce. Mi piace questo stile. L’anno prossimo il Festival lo facciamo presentare a Bersani" perchè "siamo qua per parlare esclusivamente dell’Inno di Mameli. Non ci sono altri argomenti salienti, d’altronde. Anche se tutto il mondo ci sta ridendo dietro per questo fatto di Sanremo con Morandi…".

Ha ripetuto che "dobbiamo parlare dell’Unità d’Italia, perché se ne celebra il 150esimo, e il 160esimo del Festival di Sanremo, che già c’era da ptrima, fatto da uomini memorabili, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele, Andreotti…", che "Cavour, il secondo grande statista della storia d’Italia, ebbe una carriera straordinaria, poi lo beccarono con la nipote di Metternich", che "Silvio Pellico ha scritto Le mie prigioni, prima di trovare un altro Silvio che scriva un libro così, sai quanto tempo deve passare…"; poi si è rivolto al premier dicendogliene "una sola, Silvio, fammene dire una sola, se non ti piace cambia canale, metti su due… ah no, c’è Santoro" e invitando a trovare una soluzione facile al caso "Ruby Rubacuori: ecco l’ho detto. Dice che era la nipote di Mubarak. Ma era facile, bastava andare all’anagrafe in Egitto, vedere se di cognome Mubarak fa Rubacuori…".

Ha aggiunto di continuo ch "dobbiamo parlare dell’Inno di Mameli, che tutti pensano che Mameli quando l’ha scritto era un vecchio con la barba, invece aveva vent’anni. All’epoca la maggiore età si raggiungeva a ventuno, quindi… era minorenne. Che poi ‘sta cosa delle minorenni è nata proprio qui a Sanremo, ve la ricordate Gigliola Cinquetti? Non ho l’età, non ho l’età… S’era spacciata per la nipote di Claudio Villa. Ma io parlerò solo dell’Inno di Mameli. Avete presente, quello che dice Dov’è la vittoria… Sembra scritto dal Pd".

E ancora, "Dov’è la vittoria? / Le porga la chioma / che schiava di Roma / Iddio la creò. Umberto, schiava di Roma non è l’Italia, è la vittoria. Umberto, hai capito? Che c’é lì pure tuo figlio Renzo? Questo Paese è talmente libero che ci si può persino permettere di dire che non si vuole festeggiare l’anniversario dell’Unità".

Poi via filato a spiegare l’Inno dicendo che "Coorte non è la corte, è la decima parte della legione romana, seicento fanti. Come dire l’unione fa la forza. Come dice Morandi: stiamo uniti", che "le donne del Risorgimento, donne che hanno combattuto per noi, la Paolucci, Anita Garibaldi morta incinta per seguire suo marito, le madri che avevano fatto i circoli e si scrivevano, cercavano i figli e i fratelli, erano donne straordinarie e non hanno avuto mai diritti" che "sei versi in cui fa tutta la storia d’Italia, un volo sopra il nostro Paese, Dall’Alpe a Sicilia / dovunque è Legnano / ogn’uom di Ferruccio / ha il core, ha la mano… Con un romanzo ci vorrebbero venti pagine", i Comuni liberi "che li abbiamo inventati noi", la Repubblica Fiorentina assediata dagli spagnoli, Maramaldo il mercenario, "Genova e gli asburgici che violentavano tutti".

Per concludere con la proclamazione dell’Inno stesso, "come lo avrebbe intonato uno di quei ragazzi che andavano a morire per fare la patria" perchè "un Paese che non proclama con forza i propri valori è pronto per l’oppressione". 

Cinquanta minuti di show con tanto di ovazione finale da parte del pubblico seguiti dalla declamazione da parte di Luca e Paolo di uno scritto di Antonio Gramsci intitolato Odio gli indifferenti e pubblicato sul numero unico della rivista La città futura nel febbraio del 1917: "odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti".

Quanto alla gara, ripescati Al Bano e Anna Tatangelo, mentre tra i Giovani passano il turno Roberto Amadè con Come pioggia e la minorenne Micaela con Fuoco e cenere che festeggia dietro le quinte perchè, non avendo ancora la maggiore età, dopo la mezzanotte non può essere mandata in video.

Tutti i video di Roberto Benigni a Sanremo 2011:

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