0 Shares 24 Views
00:00:00
15 Dec

Thom Yorke contro Spotify. Non aiuta gli artisti emergenti

LaRedazione - 15 luglio 2013
LaRedazione
15 luglio 2013
24 Views

Thom Yorke, leader dei Radiohead, abbandona Spotify dopo uno sfogo pubblico sul malfunzionamento del sistema, ritenuto troppo poco aperto verso i gruppi musicali emergenti. Per questo, sul sito della radio-streaming online non si sono più in lista le ultime creazioni dell’artista con la sua nuova band, gli Atoms for Peace, mentre rimane caricata tutta la discografia dei Radiohead.

Yorke ha infatti twittato poco fa, lamentandosi del fatto che sulla piattaforma Spotify gli artisti non verrebbero adeguatamente ricompensati degli ascolti che generano. Per le major band non sarebbe un grosso problema, in quanto possono anche contare su altri canali di comunicazione retribuiti, ma per gli artisti emergenti? Questa provocazione, lanciata su uno dei social network piu popolati, ha scatenato inevitabilmente un acceso dibattito tra i followers dell’artista sulla correttezza o meno della decisione intrapresa.

A spiegare in maniera più approfondita le motivazioni che hanno portato Yorke a compiere questa scelta, comunque dolorosa, è stato il suo manager in persona, Nigel Godrich. Ha infatti reso pubblico il funzionamento di Spotify, in particolare le modalità di remunerazione degli autori che caricano musica e tengono attiva la piattaforma: secondo i calcoli fatti dal manager, infatti, agli artisti viene corrisposta una cifra inferiore ai 0,5 cents per ogni singola riproduzione. A quanto equivale questa paga nella realtà? Per fare un esempio, se, per caso, un brano raggiungesse un milione di ascolti singoli (osservate le visualizzazioni dei brani più popolari su Youtube e rendetevi conto di quanto possa essere alta questa cifra, soprattutto per un emergente), all’autore verrebbero corrisposti meno di 5000€. Con cosa potrebbero quindi campare gli artisti emergenti?

Per questo, la provocazione di Yorke ha riunito molti autori sulla piattaforma, che hanno fatto quadrato. Alcuni hanno già anche deciso di ritirare i brani, per favorire piattaforme che sfruttano un sistema di streaming gratuito con download opzionale a pagamento. Ritengono infatti più conveniente farsi conoscere ‘regalando’ un ascolto del brano, per poi far pagare adeguatamente all’ascoltatore il download nel caso in cui avesse apprezzato il brano e volesse riprodurlo su altri dispositivi.

Un portavoce della piattaforma Spotify ha replicato pochissimo tempo fa alle accuse mosse da Thom Yorke e Nigel Godrich, spiegando che l’intento della piattaforma è quella di privilegiare una commercializzazione a pagamento dei brani, facendo si che gli utenti non scarichino pirata le canzoni; i soldi versati dagli utilizzatori della piattaforma verrebbero girati alle case discografiche, che si dovrebbero preoccupare di remunerare adeguatamente gli artisti in base al numero di ascolti fatti. Queste frasi suonano un po’ come uno ‘scarica barile’ di colpe sulle case discografiche da parte di Spotify: qual è la vostra posizione a riguardo? Fatevi sentire!

Loading...

Vi consigliamo anche